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日志


5月27日

Lavorare di più, lavorare di meno?

Ho trovato questo articolo sul sito de "L'Espresso". Ve lo riporto integralmente.


Straordinaria ingiustizia
La detassazione del lavoro straordinario rischia di causare ingiustizie fra i lavoratori e favorire alcune imprese a danno di altre che forse avrebbero più bisogno di aiuto
 
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti
Già fitta e intricata la giungla del fisco italiano è destinata a diventare ancora più fertile (e iniqua) con il potente concime distribuito dal governo Berlusconi attraverso la detassazione del lavoro straordinario. Tale provvedimento, infatti, è una classica arma a doppio taglio che, per offrire qualche vantaggio a una limitata platea di soggetti, finirà per accentuare pesantemente le discriminazioni fra cittadini sul piano economico e soprattutto tributario.

Un primo dato negativo è che la riduzione del prelievo fiscale sugli straordinari si tradurrà inevitabilmente in un privilegio circoscritto a quelle imprese (e relativi lavoratori) che, vuoi per ragioni di stagionalità produttiva vuoi perché operanti in settori in espansione, si trovano a ricorrere con maggiore frequenza o intensità a prestazioni oltre il normale orario. Per tutti gli altri - la gran massa delle imprese e, in particolare, quelle in congiuntura più critica - l'efficacia del provvedimento sarà pari a zero. In termini sociali ciò significa che, nel mondo del lavoro, starà un po' meglio chi già ha un posto più sicuro, mentre nulla - nella migliore delle ipotesi - riceveranno operai e impiegati delle aziende che forse avrebbero più bisogno di essere aiutate. Dunque, pecca di forte strabismo chi presenta questa novità come una misura atta a curare la ferita del basso salario dei lavoratori italiani con conseguente e sperato rilancio dei consumi.

Ma è segnatamente sul terreno tributario che questa forma di detassazione rivela i suoi aspetti più deleteri e distorcenti. Con la differenziazione nelle buste paga del prelievo su reddito da lavoro ordinario piuttosto che da straordinario si otterrà l'incredibile risultato che, a parità di imponibile, alcuni lavoratori - magari della stessa azienda - pagheranno meno imposte di altri.
  
Così mandando a farsi benedire una volta di più i fondamentali principi sanciti dall'art. 53 della Costituzione sia nel primo comma ("Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità") sia nel secondo ("Il sistema tributario è informato a criteri di progressività").

Certo, in Italia, ce n'è tanta di strada da fare per disboscare la giungla delle troppe diseguaglianze fiscali sui redditi. Senza evocare la piaga indecente e insoluta dell'evasione, basti ricordare, per esempio, che l'aliquota minima di prelievo dell'Irpef è al 20 per cento, mentre nel caso delle rendite finanziarie si è ancora fermi al minimo europeo del 12,50. È un fatto, però, che la differenziazione risulta particolarmente odiosa nel caso degli straordinari, perché essa opera sulla medesima fonte di reddito: il lavoro.

Purtroppo, si sa che questa detassazione è stata uno dei principali cavalli della battaglia elettorale di Silvio Berlusconi e non ci si poteva di sicuro aspettare che egli si tirasse indietro dopo il grande successo nelle urne. Resta solo da sperare che, magari con la prossima Finanziaria, la questione fisco-salari venga più saggiamente riportata sulla strada maestra della riduzione delle aliquote Irpef. Nel rispetto dei principi della Costituzione e degli interessi di tutti i lavoratori e contribuenti.


Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Straordinaria-ingiustizia/2026748/1&ref=hpsp