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September 28 Ringraziarti voglioRingraziarti
voglio per quelle mani imperfette, e per i loro gesti
che sembrano senza vita, e senza calore.
Ringraziarti voglio per aver atteso qualche momento prima guardare in basso,
alimentando così le mie ingenue fantasie.
Ringraziarti
voglio
per aver scelto
il mio stesso
quando,
il mio stesso
dove,
e forse anche
il mio stesso
perché.
Ringraziarti voglio perché ancora non mi conosci. Nuovo, nuovi L'uomo è un animale sociale. Per conoscere sé stesso deve prima capire cosa "non è", e per farlo ha bisogno di stare a contatto cogli altri. Di confrontarsi. Ecco, in questi ultimi giorni è proprio quello che sto facendo: vivo sempre a contatto con persone differenti, di altre culture, e oltre ad arricchirmi mi conosco un po' meglio. Primo: ho cambiato casa. Mi sono trasferito in un appartamento molto vicino al centro, meno caro e con altri studenti. Sei, per la precisione: due lettoni, due turchi, una brasiliana e io. La casa non è grandissima, ma la mia stanza è carina e ha pure il balcone! Certo, ci sono solo due bagni, ma se non altro non ci si annoia mai: chi parla da una parte, chi invita altri amici, chi suona la chitarra... Insomma il classico appartamento erasmus! Secondo: i corsi continuano a dovere. Sto iniziando a vedere i testi sui quali bisogna studiare, anche se ho visto che qui le cose sono piuttosto differenti rispetto all'Italia. Per esempio qui il prof ti da una bibliografia e tu puoi scegliere di studiare sui libri che ti sembrano più adeguati (oltre ovviamente a dover prendere appunti a lezione); i corsi sono quasi sempre mezzi vuoi (massimo 10-12 persone); il rapporto molto più amichevole, sia coi studenti che coi professori. Terzo: le uscite. Ho conosciuto moltissima gente, e credo di aver già stretto alcune amicizie che spero si rivelino durature. Con loro esco la sera e vado in giro per i (pochi) locali di Alcalà che, pur essendo molto carina, mi va già un po' stretta. I posti dove andare si contano sulle dita di una mano, e prima o poi credo che andrò a fare un giro a Madrid il fine settimana. Quarto: i doveri. Ah, necessari, ma noiosi. Lavatrice, spesa, stirare (!), cucinare, pulire... Ancora devo farci l'abitudine... Ma ce la farò! Solo che, non ero abituato ad avere tutti questi pensieri... Devo ancora fare la prima lavatrice... Ok, basta. Adesso vado a prendere i panni sporchi e ci do dentro. Se volete, guardatevi un po' di foto della casa. Alla prossima. Hasta luego!! September 23 Sin nada que hacer?!?!?! Il rovescio della medaglia. Adesso ho anche troppe cose da fare!! Se quelli di prima erano giorni strani, questi sono giorni nuovi. Tutto è nelle mie mani, e spero di maneggiarlo bene. L'università? Ariosa, con professori aperti, che fanno domande agli studenti. Ma soprattutto ordinata, dove ogni cosa è a suo posto e se cerchi qualcuno o qualcosa sai che si trova dove l'hai trovato scritto (per chi frequenta La Sapienza, sa a cosa mi riferisco). Inoltre, un professore mi ha già dato qualcosa da fare, dato che sono erasmus: vedere e capire La Traviata di Verdi! E io che praticamente odio l'opera... La gente? Tanta. E tutta differente. Ho conosciuto italiani come me, poi ovviamente spagnoli, portoghesi (sempre allegri!), francesi (sempre mezzi stronzi), turchi (generosissimi!), lettoni (indecifrabili), cechi, inglesi, svedesi... Il mondo è qui, cazzo. E' qui. Il posto? Già ve l'ho descritto. Semplice, con qualche paf (pub) e locali abbastanza anonimi, ma con frequenti festicciole erasmus a sfondo alcolico (e te pare!!). Gli irlandesi, tra tutti, sono i peggio: non hanno fondo! E poi basta, mi sono stancato di scrivere. Sono in un periodo di transizione, mentale e fisica. Hasta luegoooo September 20 Sin nada que hacerGiorni strani, questi. Lenti e immobili. Lenti come una molla che pian piano si carica e che poi esploderà. Questi giorni non ho niente da fare. Ho sistemato tutto nella mia nuova casa (ho una stanza condivisa con una famiglia) e ho sbrigato le varie formalità con l'università. Dovrei essere contento di stare qualche giorno in panciolle, eppure non è così. Ho voglia di fare, di uscire, di parlare (spagnolo, s'intende). So che lunedì prossimo inizieranno le lezioni e che le occasioni si sprecheranno, ma sono impaziente. Il fisico, la mente, ma soprattutto il tempo, cambiano quando vai in un altro paese. Quando entri in contatto con un'altra cultura. Qui il tempo è fermo. O meglio, è un perenne attendere la "tarde", il pomeriggio inoltrato spagnolo. La mattina è il suo preludio, la notte il suo assassino. La tarde è come un dipinto che ti avvolge. La puoi trovare ovunque: sulle distese giallastre bruciate dal sole, nei castelli diroccati, addosso ai palazzi rossi e bianchi che percorrono Alcalà. Ma più che altro la trovi nelle parole e negli occhi della gente. Persone semplici, che si lasciano guardare senza chiederti il conto, che mangiano quando hanno voglia e lavorano duramente. La tarde è differente dai nostri pomeriggi e dalle nostre sere. E' quasi una condizione umana e sociale. Non sfuma lentamente come in Italia, non degrada verso il buio delle ore notturne. Qui in Spagna la tarde arriva e rimane sempre uguale a sé stessa, finché non giunge la notte a strappartela di dosso, all'improvviso. Dalla mia finestra vedo la Mancha, con le sue rare costruzioni come nei su una pelle abbronzata. E vedo le auto sull'autovia principale, quella che porta alla "bianca" Madrid. Ogni tanto qualche strillo percorre le vie del mio quartiere, "Espartales", ai limiti di Alcalà. Sono voci di bambini che si rincorrono e giocano sugli scivoli di plastica, e sono voci di madri che si preoccupano per loro. In questi pochi giorni ho rivisto l'amore, l'amicizia, gli odii, gli addii e gli incontri, i tradimenti e i giuramenti, e ho capito che sono solo le cose superficiali a cambiare sempre ovunque tu vada. Ciò che conta, invece, quello non si smuove mai. p.s. per Giulia e Federica: il libro che mi avete dato da leggere mi è piaciuto molto! Grazie ancora! September 16 La bianchezza e lo spazio Oggi toccata e fuga a Madrid. Che fai, stai a 30 km dalla capitale e non ci vai? E' stata una visita veloce, ma davvero intensa. Poche ore mi sono bastate per capire i due volti di Madrid: il bianco e lo spazio. Tutto è enorme: viali, piazze, fontane, e, ovviamente, palazzi. E' una città ariosa, trafficata ma ordinata, compatta, imponente. E bianca: panna, grigio chiaro, latte. Tutte le tonalità di un non-colore che acceca, e che aumenta il senso di immensità che ti trasmette questa città. Se non fosse per lo smog, Madrid, come Barcelona, sarebbe una città da respirare a pieni polmoni. Una boccata dopo l'altra e mi sono passati davanti agli occhi palazzi di ogni tipo: arricciati, slanciati, tozzi, oblunghi, piramidali, cupolati, dorati... Tutti diversi, ma tutti accomunati da un barocco molto marcato, quasi grottesco. Uno stile che potrei definire un incontro-scontro fra il neoclassicismo mussoliniano, coi suoi colori bianchi e l'aria austera, e appunto il barocco di un qualsiasi monumento o costruzione seicentesca. L'Altare della Patria, se fosse possibile, sarebbe da regalare ai madrileni. Di certo qui non sfigurerebbe. Per il resto, pochi fermoimmagine: sono passato di fronte alla stazione di Atocha, e mi sono venuti in mente i quasi duecento morti dell'attentato di quattro anni fa; ho camminato accanto al palazzo reale, forse ancora più bianco e imponente degli altri; ho fatto un giro nei vicoli della vecchia Madrid, coi suoi muri cadenti e i suoi locali che sfuggono a qualsiasi definizione. Avrei voluto visitarla tutta, soprattutto i musei, ma non avevo molto tempo (come sempre, questi giorni). Spero di tornarci. Come al solito, eccovi le foto. Hasta luego!!! September 15 Ma, in Spagna, la rana gracida in campagna? E dunque eccoci. Finalmente. In Spagna. Ci resterò almeno 5 mesi, fino a metà febbraio. Poi, se avrò i soldi a disposizione, deciderò se restare qualche mese in più. Ma per ora va bene così. Qui il clima è stupendo. Zero nuvole e sempre ventilato. La gente, anche, è meravigliosa. O sono stato fortunato, oppure qui le persone sono davvero tutte gentilissime: addirittura uno mi ha rincorso con la macchina per darmi le indicazioni adeguate, quando stavo a Barcelona. Alcalà è più grande di quanto pensassi, ma è una cattedrale nel nulla. O meglio, nella Mancha: castelli diroccati, lande deserte, cespugli sparsi. Fine. Ti credo che Don Chisciotte aveva sempre quell'aria triste... Bene, per oggi basta. Ho duemila cose da fare e purtroppo non ho molto tempo per scrivere tutto quello che vorrei, ma spero di farlo presto. Per adesso guardatevi le foto dell'università. Hasta luego!! September 07 Fermare a caso il nastro della memoriaFrammenti di luce sullo specchio. Casa. Odore di sudore senza fatica. Vita. Sale sulle tue ferite. Sale. Sale un po' di malinconia. Riuscirà a portarmi via? Ma sale. Sale. Tra la gente. Sui volti. Poi s'alzano i fucili spianati. E le facce si nascondono. E s'illumina la camicia. Fuoco? Sì, fuoco. Ricordi di un quadro. Niente più. Luoghi dove passeggiare. Due persone simili. Capelli scuri. Occhi scuri. Mani chiare e piccole. Cuori lenti e stanchi. Ricordi di bugie. Niente più. Una volta per me. Una volta per te. Via. Vado via. O perlomeno, dovrei. |
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