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September 28 Amore tra folli"Secondo te quella foglia sa di esserlo?"
"Che intendi?"
"Quello che ho detto. Secondo te quella foglia sa di essere una foglia?"
"Oddio... credo di no. Non credo che le foglie siano esseri intelligenti e tantomeno che abbiano coscienza di loro stessi"
"Tu dici eh? Sono degli oggetti, allora. Come quella lampada"
"No, che c'entra, non sono oggetti, sono simili agli animali, ossia vivono ma non hanno coscienza di esistere"
"Allora non hanno neanche coscienza di cosa sia la morte, se non sanno cos'è la vita"
"Si, direi di si. Ma scusa, tu sai forse cos'è la vita? E cos'è la morte?"
Silenzio.
Erano entrambi appoggiati al davanzale della finestra del Centro Igiene Mentale, una costruzione modernissima stretta tra i due lembi del fiume gelato. Erano innamorati. Lui era stato ricoverato lì dopo un forte attacco di depressione, in seguito al tradimento della sua ex. Lo stress lavorativo minava da tempo la sua fragile mente, e quello era stato il colpo di grazia. Lei invece era lì da sempre, o meglio, da talmente tanto tempo che neanche lei se lo ricordava più. Se provavi a chiederle da quanto tempo stesse tra quelle soffici mura, non sapeva risponderti. Semplicemente cambiava argomento. Magari parlava del fatto che amava il tempo nuvoloso, o cose del genere.
"No Michela, non credo di saperlo"
"Come immaginavo, ma ti voglio bene lo stesso"
Si abbracciarono riflessi nel vetro sporco di neve grigiastra. Una neve polverosa, quasi sciolta. Si volevano bene davvero, quei due. Erano entrambi pazzi, è vero, ma ne erano consapevoli. E già questo li poneva un gradino superiore alla massa di gente che li circondava, colpiti dalla follia in tutte le sue forme ma ignari di esserne schiavi.
"Oggi voglio contare fino a cento e poi da cento a duecento e poi..."
"E poi cosa, Michela? Fino all'infinito?"
"Si. I numeri sono l'unica cosa che abbiamo senza fine. Ognuno di noi può aggiungere uno zero, o un qualsiasi altro numero e continuare e continuare. Non appartengono a nessuno e a tutti allo stesso tempo. E' una frase banale, lo so, prima ancora che tu apra bocca. Ma mi piaceva e l'ho detta lo stesso"
"E cosa otterresti anche continuando all'infinito?"
"Non ti capisco oggi, Paolo. Mi fai domande strane... Non otterrei nulla. Mi divertirei. Uno deve sempre ottenre qualcosa per stare bene?"
"Lascia stare. Vieni dai, andiamo in giardino a guardare gli uccelli che non si posano sui rami"
"Ecco, questo è il Paoletto che conosco. Andiamo"
Si misero la giacca e chiesero il permesso all'infermiera di andare a passeggiare in cortile. Lei li accompagnò a distanza di qualche metro per tutto il tempo della loro passeggiata, senza mai perderli di vista.
"Secondo te l'amore tra due persone pazze è minore di quello tra due persone normali?"
"Forse sì, perchè l'amore è follia, è l'esatto contrario della logica. Le persone cosiddette savie, quando amano fanno cose che non farebbero mai in condizioni di normalità. Impazziscono, appunto. L'amore coinvolge le persone che non sono pazze o perlomeno tutti quelli che non si ritengono tali. Noi siamo pazzi, e consapevoli di esserlo. Per questo io non posso amarti e tu non puoi amarmi"
"Ma è triste..."
"Già. E non credere che non abbia pianto abbastanza lacrime, finora. Non posso amarti, ma me ne sono fatto una ragione. Fattela anche tu, starai e staremo meglio"
Camminavano mano nella mano, folli tra folli, contemplando gli uccelli che non si posavano sui rami. Quei pochi che si appoggiavano e facevano dondolare le fronde, venivano derisi da quei due ragazzi che si volevano bene.
Davvero tanto bene. September 24 Il girasole"Ehi, piantala di correre che mi sta venendo il fiatone!!"
La giornata era blu, gli alberi verdi, e i girasoli gialli come il sole che infuocava i loro capelli. Correvano e non pensavano, come i bambini che giocano a rincorrersi. La ragazza era di fronte a lui, e fuggiva. Improvvisamente, come fulminata, cadde.
"Giulia, ti sei fatta male?" urlò l'uomo che l'aveva vista crollare a terra senza ragione. Era sdraiata tra i girasoli e aveva gli occhi chiusi. Lui si avvicinò e lei improvvisamente smise di fingersi morta e lo ribaltò a terra, montandogli sopra. Si baciarono, con un intensità ed un ardore mai provato.
"Ti amo" disse lei.
"Ti amo piccola" disse lui.
Si alzarono e camminarono mano nella mano verso la macchina parcheggiata sul ciglio della mulattiera di montagna. Stavano per salire in auto quando lo sguardo di lui cadde su un piccolo girasole sorto al limitare dello sterminato campo. Era l'unico a non avere la testa rivolta verso il sole.
"Che fai, non sali?" disse lei.
"Guarda quel girasole, non è rivolto verso il sole. Com'è possibile?"
Lei lo guardò, stette in silenzio per qualche secondo, poi rispose: "Forse s'è stancato di vivere"
"O forse non sa come si fa" disse lui. September 12 Giulia, i due amici e l'uomo vestito stranoGiulia, aspetta a prendere quel bicchiere.
Fermati un attimo e ascolta quello che stanno dicendo i due uomini fuori dal tuo bar, vicino alla pianta d'edera.
Sì, proprio quella alla tua destra.
Come dici?
Non senti nulla?
Forse perchè non ti stai concentrando abbastanza, o forse perchè non te ne importa nulla.
Uno dei due, quello con gli occhi verdi, ti guarda.
Ti fissa, e parla col ragazzo cogli occhi azzurri.
Ti saluta con la mano, e sorride.
Tu ricambi il saluto, sorridendo a tua volta.
Dai, torna al tuo lavoro.
Giulia afferra il bicchiere con le mani bagnate e si avvicina verso l'insalatiera piena di macedonia. "Abbondante, per favore" dice l'uomo in giacca e cravatta, fuori posto rispetto al resto della clientela del bar del circolo sportivo. Giulia riempie fino all'orlo il calice smerigliato e ne versa il contenuto nel frullatore, aggiungendoci del latte fresco. "Senza latte, grazie. Magari un po' di succo d'arancia" dice l'uomo. Ha un cappello da baseball sopra il completo elegante, e chi lo guarda ride a denti stretti.
Il frullatore inizia la sua danza vibrante, e mentre gira e gira e vortica su se stesso, Giulia ha già preparato due caffè lunghi e un acqua tonica ad altrettanti clienti in attesa del campo da tennis. Il frullatore continua a vorticare e vibrare, ed ormai la frutta ha perso identità. Tutto è di un silenzioso giallo pastello, solo il ghiaccio rimane a far rumore. Il cliente si spazientisce, non riesce a capire perchè deve farlo andare così tanto quel maledetto frullatore. Sta per dirle che magari può andar bene così quando, finalmente, Giulia si avvicina e lo spegne. Svita il contenitore di plastica e ne versa il conenuto denso e granuloso nel calice. Ci aggiunge una cannuccia rossa e lo serve. Il cliente lo assaggia: "Ottimo, grazie Giulia. Ci vediamo domani" dice il cliente col cappellino che stona col vestito elegante. Esce fuori e chi lo guarda ride a denti stretti.
Anche i due uomini che parlano vicino l'edera smettono di discutere, e ridono. Il cliente strambo non s'accorge di nulla.
"Quindi, ti dicevo, secondo me devi lasciarla perdere definitivamente"
"Si è vero, così mi faccio solo del male. Oltretutto ultimamente ho anche creato certe situazioni imbarazzanti con molti miei amici. Ho litigato con alcuni di loro e devo cercare di ricucire i rapporti"
"Ma perchè sei arrivato a questo punto?"
"Perchè la amo. Alla follia. Ho fatto ed avevo in mente di fare certe cose per lei che tu neanche ti sogni"
"Capisco. Anche io ci sono passato e so quello che significa lottare per una persona che non vuole la stessa cosa che vuoi tu. E' veramente brutto quando succede, non sai che fare perchè non puoi comunque far nascere un sentimento in un altra persona"
"Esatto. Ci siamo allontanati e riavvicinati decine di volte, ma ieri è stata l'ultima. Deve essere l'ultima"
"Bravo, metti un bel punto tu, non farlo mettere a lei. Ma quella barista chi è? Ci sta guardando, la conosci?"
"No... so solo che si chiama Giulia. Le chiedo sempre lo stesso tipo di caffè ed ormai sa già quello che deve prepararmi prima che apra bocca"
"E' carina"
"Si, non è male"
"Ti ha risposto subito al saluto, eh? Mi sa che gli piaci"
"Ma smettila. E' solo molto gentile"
"E tu sei sempre il solito ingenuo..."
"E questo chi è?
"Ma come si è vestito?? E' ridicolo!"
"Probabilmente s'è vestito al buio..."
Franco s'avvicina alla macchina rovente sotto il sole, l'unica che non riceve neanche un filo d'ombra. Apre la portiera con l'antifurto e prima di salire si specchia nel vetro posteriore. "Domani metterò il cappello grigio, s'intona meglio col gessato" pensa. September 02 JohnnyIl crepuscolo nella valletta ispessiva, mentre il cielo sulle colline restava straordinariamente, argenteamente chiaro, quasi una luminosa effusione delle stesse creste. Le desiderò subitamente e marciò verso di esse. A mezzacosta, quella superiore luminosità già declinava, lasciando il posto a una cinerea effusione nella quale veleggiava immobile il disco bianco del sole. Si sforzò e raggiunse la cresta. Da una sella ebbe una parziale visione della città, accosciata in un ansa del fiume, sotto la pressure di vapori e destino[...] E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull'ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l'importante: che ne restasse sempre uno. |
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