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    August 27

    La ballata dell'impiccato

    Scrivere lo sai
    non è mai stato il mio mestiere
    ma non serve essere bravi
    per raccontare un temporale
    Uno di quelli che arrivano silenziosi
    e sono uguali in ogni dove
    uno di quelli che ci rallegrano
    solo quando stiamo male
     
    Una volta mi dicesti
    che per te la verità
    era come un prigioniero
    che aspetta d'esser giustiziato
    Adesso dimostrami
    che tutto questo
    non è stato solo il sogno
    d'un uomo disperato
     
    Erano distanti i sentimenti
    o forse era quel che io credevo
    perchè guardandoti pensavo
    "Non andare, non farlo stasera"
    Due volte e solo due
    per capirsi e per volersi
    per pregar che tu non fossi
    la mia prima ed unica chimera
     
    Una volta mi dicesti
    che per te la verità
    era come un prigioniero
    che aspetta d'esser giustiziato
    Adesso dimostrami
    che tutto questo
    non è stato solo il sogno
    d'un uomo rassegnato
     
    Il cerchio s'è chiuso 
    com'è giusto che sia
    e forse la colpa è davvero
    mia e solo mia
    Ma s'una cosa avevi ragione
    A dire di non voler sbagliare
    A dire che d'un innocente
    non ci si deve innamorare
     
    Una volta mi dicesti
    che per te la verità
    era solo un prigioniero
    che aspetta d'esser giustiziato
    Adesso dimostrami
    che tutto questo
    è stato solo il sogno
    d'un uomo impiccato
     
    August 23

    Ricordi

    "Hai mai sentito i rumori che fa la pioggia?"
    Il mare era gonfio come i loro occhi. Avevano pianto, abbracciati stretti stretti come vent'anni prima, quando lui era un trentenne in ascesa e lei una bambina con le trecce troppo lunghe. Nessuno dei due s'era mai vergognato di piangere di fronte alla gente. Mai.
    "I rumori? No papà" rispose Greta, inghiottendo una lacrima che non aveva avuto il coraggio di uscire.
    "Sono tantissimi, e tutti diversi. Ogni giorno, ogni minuto. Se ascolti bene e chiudi gli occhi, puoi disegnare nella tua mente tutte le cose intorno a te" disse Riccardo.
    "E come fai?"
    Il padre non rispose subito. Chiuse gli occhi e si appoggiò con entrambe le mani al parapetto di legno. Greta era abituata a questo suo modo di fare: spesso si estraniava dalle situazioni, e pareva distante, sempre sovrappensiero. Chiuse gli occhi anche lei e gli prese la mano.
    "E' semplice, Greta. Qui di fronte a noi c'è il mare e gli scogli, e qualche pescatore coraggioso che non ha paura di rimanere fulminato. Io potrei descriverti tutto ciò che mi circonda solo ascoltando la pioggia, come se fossi cieco. Ogni goccia che cade produce un rumore diverso in base a ciò che colpisce" disse il padre. Ci fu un attimo di silenzio, interrotto solo dalle auto che passando alzavando un velo d'acqua vicino alle loro gambe. Poi Greta disse: "Perchè mamma è morta, papà?"
    Riccardo rimase immobile. Se non fosse stato per una lacrima che gli rigò il viso mischiandosi alla pioggia, sua figlia avrebbe potuto pensare che non avesse sentito. Gli strinse più forte la mano, e lui ricambiò il gesto d'affetto, abbracciandola. Stettero così per diversi minuti, immobili come la sirenetta che da anni riposava su quello scoglio di fronte a loro. Erano un corpo solo.
    Il padre improvvisamente la guardò negli occhi, e si staccò da lei. "Hai gli occhi uguali a tua madre, con lo stesso neo nello stesso punto" disse Riccardo.
    "Lo so papà, me l'hai detto tante volte" rispose Greta. Erano ritornati a fissare il mare, che nel frattempo s'era calmato. La pioggia aveva smesso di cadere da quando si erano abbracciati.
    "Ha smesso di piovere... non me n'ero neanche accorto" disse Riccardo senza distogliere lo sguardo dall'orizzonte e dalle nuvole sopra di esso che, strattonate dal vento, si inseguivano e si sfilacciavano formando figure di sogno. Riccardo era un pittore, e guardando quel panorama si ricordò che il primo vero dipinto che avesse mai disegnato era molto simile a quello. Però nella sua opera il protagonista era felice, e cingeva la vita della sua donna.
    "Tua madre è morta perchè aveva un tumore" disse il padre.
    "Si papà, lo so. Io intendevo dire che non se lo meritava, non è giusto. Tutto qui"
    "Non dire mai più una cosa del genere" rispose Riccardo alzando la voce e girandosi verso sua figlia. "Non dire mai più una cosa del genere" ripetè. "Non esiste il destino come non esistono le morti giuste e ingiuste. E' morta perchè così ha voluto il caso, la probabilità. La colpa non è di nessuno"
    Greta non rispose. Si limitò a guardarlo negli occhi. Aveva ragione, aveva fatto una domanda stupida, come le era capitato tante volte da piccola. Faceva domande banali solo per sentirsi dire quello che già sapeva. Arrossì e abbassò gli occhi. Riccardo si rese conto di essere stato inutilmente duro con lei. Era sua figlia, una splendida venticinquenne che adesso amava più di qualsiasi altra cosa al mondo. Allungò un braccio e le accarezzò il mento, sollevandole il viso. Le passò una mano sulle guance e tra i capelli color grano. Lei gliela strinse e gliela baciò. Il padre le mise un braccio intorno alla vita e le indicò un punto lontano, all'orizzonte. "Guarda" disse. 
    "Dove, papà?" rispose Greta.
    "Guarda e basta, non importa dove. Guarda lontano, oltre le navi e la spuma bianca. Oltre l'orizzonte e le nuvole"
    C'era tutto, adesso. Il quadro era completo. C'era tutto quello che da ragazzo aveva immaginato ma non aveva mai realizzato. Era il quadro che lui aveva dipinto, e quella nel disegno non era sua moglie, in realtà, ma sua figlia. E lui l'aveva sempre saputo. 
    "Torniamo a casa, s'è fatto tardi" disse.
     
     
    August 03

    Via Francigena - Croci

    Il fianco della collina era ricamato di puntini bianchi. Avvicinandosi meglio, per quanto le sue gambe esauste glielo potessero permettere, vide che erano croci. Innumerevoli croci. Non c'era nulla che delimitasse quello sperduto camposanto, tranne una stradina scavata dalle formiche che abitavano poco lontano. Si avvicinò alla prima croce e appoggiò lo zaino da pellegrino (ma ha ancora senso in quest'epoca di confusione tra sacro e profano la definizione di "pellegrino"?) alla base avvolta dalle radici d'edera. Le croci erano tutte uguali, e tutte color avorio. Erano le tombe degli ignoti soldati morti in una delle innumerevoli battaglie del 15-18. Soldati caduti senza un nome, senza una famiglia che ne reclamasse la memoria. Croci bianche per i vincitori, nere per gli sconfitti. I tedeschi erano in minoranza.
    Quelle croci una volta dovevano essere state talmente bianche da fare male agli occhi, se guardate sotto il sole di mezzogiorno; ma adesso erano opacizzate: un misto di polvere, terra e smog dei grossi camion che passavano sulla superstrada a poche centinaia di metri da lì ne ricopriva lo splendore.
    Il ragazzo se ne stava fermo sotto il cielo plumbeo, de plomb come avrebbero detto gli abitanti della vicino villaggio di Arras, teatro di uno dei più feroci scontri della prima guerra mondiale. Era ipnotizzato da quelle file interminabili di croci, e sapeva che su ognuna di esse avrebbe trovato solo una data. Una data uguale per tutte. Si ricordò improvvisamente che quell'immagine che stava osservando era identica alla copertina di un cd di un gruppo metal che amava: Master of Puppets, cioè burattinaio. Tante marionette senza nome e senza un perchè mandate a morire da qualcuno che ne possedeva il destino. 
    Si inginocchiò di fronte alla croce, ma non per pregare. Il suo sguardo era caduto su un oggetto conficcato nel terreno, proprio di fianco alla tomba. Sporgeva dalla terra di circa cinque centimetri, e si mimetizzava quasi perfettamente con l'erba circostante. Era di forma cilindrica, ed a prima vista sembrava liscio e compatto. Fece per tirarlo fuori quando una voce lo fermò: "Non ti azzardare a toccarlo! Vuoi saltare in aria?". Il ragazzo si girò verso la voce francese e vide arrivare un vecchio con una barba lunga ed un cappello a falde. Era vestito con dei pantaloni di flanella marroni, ed un maglione dello stesso colore. Le scarpe pesanti ed incrostate di macchie bluastre rivelavano il suo mestiere di vignaiolo.
    "Come, scusi?" disse il ragazzo, che non si era ancora reso conto della situazione.
    "Ho detto fermo" ripetè il vecchio, stavolta a bassa voce. "Quella che stavi per toccare è un granata tedesca, e probabilmente è ancora attiva"
    "Una granata tedesca?" disse il ragazzo, tornando a guardare quello che a lui sembrava un semplice ed innocuo cilindro metallico.
    "Si, una granata a manico. Nessuno sa perchè stia ancora lì, nè perchè non l'abbiano tolta quando hanno seppellito i corpi"
    Il vecchio si avvicinò al ragazzo, che nel frattempo si era allontanato di buoni quattro-cinque passi dalla tomba, rimettendosi lo zaino in spalla.
    "Non volevo spaventarti, sicuramente dopo quasi cento anni ha perso la sua carica, ma non si sa mai"
    "Si figuri, anzi grazie per avermelo detto. Meglio uno spavento che saltare in aria"
    Il vecchio non disse nulla ma si limitò a sorridere. "Di dove sei? Sei un pellegrino?" chiese al ragazzo.
    "Si, vengo da Canterbury. Sto percorrendo la Via Francigena, ossia la strada percorsa dall'arcivescovo di Canterbury Sigerico nell'anno Mille verso Roma, per incontrare il Papa"
    "Ah... si... deve essere interessante, e molto faticoso" rispose il vecchio.
    "Beh sono oltre mille miglia. Sono partito 8 giorni fa, e percorro circa trenta chilometri al giorno. Comunque mi chiamo Edoardo, piacere"
    "Piacere mio Edoardo, io sono Armand" disse il vecchio allungando la mano e stringendo quella del giovane. Edoardo notò che aveva una stretta molto forte, e dei calli duri e ruvidi come noci di pesca.
    "Viaggi da solo? Non ti annoi?" chiese il vecchio.
    "No... anzi, mi rilassa. Mi rimette in pace col mondo. Una volta l'anno lo faccio, mi prendo un mese e me ne vado da solo, lasciando la mia ragazza e i miei amici a Roma"
    "Capisco. Sei innamorato della tua ragazza?"
    "Innamorato? Si, moltissimo, perchè? Che c'entra adesso questo discorso..."
    "Senti" disse alzando la voce "se ti posso dare un consiglio, non ti innamorare mai nella vita"
    Edoardo non capiva perchè il vecchio gli stesse dicendo queste cose, e pensò che non avesse tutte le rotelle al posto giusto. Disse che doveva andare perchè sennò avrebbe perso il posto nel piccolo Hotel che aveva prenotato per la notte. Mentre scendeva il fianco della collina per tornare alla strada, il vecchio disse: "Scusa se ho reagito così, il fatto è che ho perso mia moglie pochi anni fa, e non riesco a rassegnarmi. Ogni giorno vengo qui perchè questo posto mi rilassa. Lavoro tutto il giorno per non pensare e non riesco a tornare a casa, dove tutto mi ricorda lei ed i pensieri mi rimbombano nel cervello. Vedere tutte queste croci senza nome mi fa pensare agli orrori di cui è capace l'essere umano, e per qualche istante riesco a dimenticarla. Ma non so neanche perchè te ne sto parlando, sicuramente mi avrai preso per un povero vecchio pazzo, e forse hai ragione. Scusami ancora. Vai ora, sennò perderai la tua stanza".
    Il vecchio si girò in fretta verso le croci, ma Edoardo aveva visto che stava piangendo. Non se la sentiva di continuare il discorso. Avrebbe voluto dirgli che anche per un solo attimo di felicità vale la pena vivere le più tremende sofferenze, me non lo fece. S'incamminò lentamente verso Arras, lungo la vecchia Via Francigena.
    "Dopotutto una strada non chiede altro che essere percorsa, e di essere assaporata nei ricordi che la popolano" pensò Edoardo. 
    Roma era ancora lontana.