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6月19日 Berlusconi docetCiò che sta accadendo in questi giorni, e mi riferisco alle svariate leggi ad personam, alle iniziative becere di Tremonti, ai bavagli alla giustizia e alle intercettazioni, dimostrano una sola cosa: Berlusconi è sempre stato un membro della P2, non ha mai stracciato la tessera. E’ sempre stato lo schiavo di Licio Gelli. Ha sempre fatto ciò che dice(va)
lui. Berlusconi è l’Italia, l’ha modellata negli anni seguendo le
direttive del Maestro massonico, prima facendo da ponte con la mafia
esportandone i metodi al nord, poi uccidendo l’intelletto degli
italiani con le televisioni, poi modificandone gli statuti e le leggi a
suo piacimento. Una nuova democrazia. Un Rinascimento(?). Da ultimo,
come umiliazione finale, USA il NOSTRO paese per pararsi il CULO
(questo forse neanche Gelli l’aveva previsto, ma si sa, l’allievo
supera sempre il maestro). Perciò adesso cosa mai potrà cambiare? Come
potremo mai svegliare i milioni di italiani abbindolati da Berlusconi e
dai suoi lecchini? E’ impossibile, perché loro sono modellati a sua
immagine e somiglianza. Per loro sarebbe come rivoltarsi contro la
propria madre, una madre bugiarda fino al midollo che li ha plasmati
con miliardi di cazzate. Berlusconi è sempre contro ciò che lui stesso
dice in pubblico. E’ anticattolico (essendo massone), è antigiustizia
(lo dimostrano i fatti), è antidemocratico (conflitto d’interessi), etc
etc… Ma tutto questo è INVISIBILE agli occhi della maggior parte delle
persone perché Berlusconi è riuscito a cambiare gli italiani.
Berlusconi ha già vinto. E da un pezzo. Forse qualcosa cambierà, ma fra qualche decennio. 6月16日 Al cittadino non far sapere quali sono i delitti del potere Il Regime s'è tolto il velo. Ha iniziato a muovere i primi passi, a emettere i primi vagiti. E ha indicato col ditino paffutello i magistrati e i giornalisti. "Cattivi!" ha detto, "Brutti e cattivi". Sta succedendo qualcosa di grave nel nostro paese, qualcosa di molto grave. Chiamatela dittatura dolce, chiamatela abuso di potere, rimane quel che è: un prendere pian piano possesso da parte del governo della nostra libertà. La libertà di sapere e di vedere i colpevoli dietro le sbarre. Di qutto questo, come sempre, Marco Travaglio ce ne dà un resoconto limpido e chiaro, grazie al suo eloquio e alla sua ironia sferzanti. Passoparola da www.voglioscendere.it: L’altro giorno, fingendo di avanzare un’”ipotesi di dottrina”, Giovanni Sartori ha messo in guardia sulla Stampa dai ”dittatori democratici” e ha spiegato: “Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno. Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura… si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere ‘transitivo’ che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo”. Non poteva ancora sapere quel che sarebbe accaduto l’indomani: il governo non solo paralizza la magistratura, ma imbavaglia anche l’informazione abolendo quella giudiziaria. E, per chi non avesse ancora capito che si sta instaurando un regime, sguinzaglia pure l’esercito per le strade. Nei giorni scorsi abbiamo illustrato i danni che il ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano sulle intercettazioni provocherà sulle indagini e i processi. Ora è il caso di occuparci di noi giornalisti e di voi cittadini, cioè dell’informazione. Che ne esce a pezzi, fino a scomparire, per quanto riguarda le inchieste della magistratura. Il tutto nel silenzio spensierato e irresponsabile delle vestali del liberalismo e del garantismo un tanto al chilo. Che, anzi, non di rado plaudono alle nuove norme liberticide. Non si potrà più raccontare nulla, ma proprio nulla, fino all’inizio dei processi. Cioè per anni e anni. Nemmeno le notizie “non più coperte da segreto”, perché anche su quelle cala un tombale “divieto di pubblicazione” che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro “contenuto”. Non si potrà più riportarli né testualmente né “per riassunto”. Nemmeno se non sono più segreti perché notificati agli indagati e ai loro avvocati. Niente di niente. L’inchiesta sulla premiata macelleria Santa Rita, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: senza poter spiegare il perché, con quali accuse, con quali prove. Anche l’Italia, come i regimi totalitari sudamericani, conoscerà il fenomeno dei desaparecidos: la gente finirà in galera, ma non si saprà il perché. Così, se le accuse sono vere, le vittime non ne sapranno nulla (i famigliari dei pazienti uccisi nella clinica milanese, che stanno preparando una class action contro i medici assassini, sarebbero ignari di tutto e lo resterebbero fino all’apertura del processo, campa cavallo). Se le accuse invece sono false (come nel caso di Rignano Flaminio, smontato dalla libera stampa), l’opinione pubblica non potrà più sapere che qualcuno è stato ingiustamente arrestato, né come si difende: insomma verrà meno il controllo democratico dei cittadini sulla Giustizia amministrata in nome del popolo italiano. Chi scrive qualcosa è punito con l’arresto da 1 a 3 anni e con l’ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene - detentiva e pecuniaria - non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov’è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l’accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica l’ignorantissimo ministro ad personam Angelino Alfano. E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l’Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l’indagine, prim’ancora che venga eventualmente condannato. A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via. Così ti passa la voglia d’informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato. D’ora in poi le aziende editoriali dovranno premunirsi contro eventuali pubblicazioni di materiale vietato, con appositi modelli organizzativi, perché il “nuovo” reato vien fatto rientrare nella legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Significa che l’editore, per non vedere condannata anche la sua impresa, deve dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni contro le violazioni della nuova legge. Come? Licenziando i cronisti che pubblicano troppo e i direttori che glielo consentono. Così usciranno solo le notizie che interessano agli editori: quelle che danneggiano i loro concorrenti o i loro nemici (nel qual caso l’editore si sobbarca volentieri la multa salatissima prevista dalla nuova legge, da 50 mila a 400 mila euro per ogni articolo, e accetta di buon grado il rischio di veder finire in tribunale la sua società). La libertà d’informazione dipenderà dalle guerre per bande politico-affaristiche tra grandi gruppi. E tutte le notizie non segrete non pubblicate? Andranno ad alimentare un sottobosco di ricatti incrociati e di estorsioni legalizzate: o paghi bene, o ti sputtano. Ultima chicca: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore. A notizia vera si potrà opporre notizia falsa, senza che il lettore possa più distinguere l’una dall’altra. Tutto ciò, s’intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio. Personalmente, annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie “riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione). Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti. 6月10日 Siamo tutti intercettati! Ah ah ah... Ogni tanto questo blog fa da megafono a voci che meritano di essere sparse ai 4 venti (e oltre, se fosse possibile). Argomento del giorno, e non solo, sono le intercettazioni. Riporto di seguito l'intervento di Marco Travaglio sul suo blog (www.voglioscendere.ilcannocchiale.it, insieme a Gomez e Corrias), del quale condivido ogni singola lettera: Pierpaolo Brega Massone, nomen omen, capo della chirurgia toracica nella clinica Santa Rita convenzionata con la Regione Lombardia, l’uomo che in un sms si definiva “l’Arsenio Lupin della chirurgia”, è decisamente sfortunato. Se avesse atteso la legge Berlusconi sulle intercettazioni prima di architettare le truffe e gli scambi di fegati, polmoni, milze e cistifellee contestati dagl’inquirenti, sarebbe libero di proseguire i suoi maneggi con rimborso a pie’ di lista con i colleghi e/o complici. Invece è stato precipitoso. Uomo di poca fede, ha sottovalutato le potenzialità impunitarie del premier. Ora qualcuno parlerà di “arresti a orologeria” (nella solita Milano) per bloccare la mirabile riforma del Cainano: per non disturbare, gli inquirenti milanesi avrebbero dovuto aspettare qualche altra settimana e lasciar squartare qualche altra decina di pazienti. Perché quel che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita fa piazza pulita di tutte le balle e i luoghi comuni che la Casta, anzi la Cosca sta ritirando fuori per cancellare anche l’ultimo strumento investigativo che consente di scoprire i suoi reati. Le intercettazioni dei simpatici dottori sono contenute nelle ordinanze di arresto, dunque non sono più segrete, ergo i giornalisti le pubblicano. Qualcuno può sostenere che così si viola la privacy degli arrestati? O che, altra panzana a effetto, si viola la privacy dei non indagati? Sappiamo tutto delle malattie dei pazienti spolpati in sala operatoria per incrementare i rimborsi regionali: più violazione della privacy di questa, non si può. Eppure nemmeno la privacy dei pazienti innocenti, anzi vittime, può prevalere sul diritto dei cittadini (comprese le altre vittime reali o potenziali della truffa) di sapere tutto e subito. Sì, subito, con buona pace dei vari Uòlter, che ancora la menano sul divieto di pubblicare intercettazioni pubbliche fino al processo (che si celebrerà, se va bene, fra 3-4 anni). Restano da esaminare le altre superballe di marca berlusconiana (ma non solo). 1) Le intercettazioni in Italia sarebbero “troppe”. Il Guardasigilli ad personam Alfano dice addirittura che “gran parte del Paese è sotto controllo”. Figuriamoci: 45 mila decreti di ascolto all’anno, su 3 milioni di processi, sono un’inezia. Le intercettazioni non sono né poche né troppe: sono quelle che i giudici autorizzano in base alle leggi vigenti, in rapporto all’unico parametro possibile: le notizie di reato. In Italia ci sono troppi reati e delinquenti, non troppe indagini e intercettazioni. L’alto numero di quelle italiane dipende dal fatto che da noi possono effettuarle solo i giudici, con tutte le garanzie dal caso, dunque la copertura statistica è del 100%. Negli altri paesi a intercettare sono soprattutto servizi segreti e polizie varie (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), senz’alcun controllo né statistica. 2) Le intercettazioni andrebbero limitate in nome della privacy. Altra superballa: la privacy è tutelata dalla legge sulla privacy, che però si ferma là dove iniziano le esigenze della giustizia. Ciascuno rinuncia a una porzione della sua riservatezza per consentire allo Stato, con telecamere sparse in ogni dove e controlli svariati, di reprimere i reati e proteggere le vittime. 3) Le intercettazioni “costano troppo”. Mavalà. A parte il fatto che costano molto meno di quanto fanno guadagnare allo Stato (due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie han fatto recuperare 1 miliardo di euro, quanto basta per finanziare 4 anni d’intercettazioni in tutt’Italia, che nel 2007 son costate 224 milioni), potrebbero costare zero euro se lo Stato, anziché pagare profumatamente i gestori telefonici, li obbligasse - sono pubblici concessionari - a farle gratis. Un po’ come si fa per le indagini bancarie, che gli istituti di credito - pur essendo soggetti privati - svolgono gratuitamente. 4) I giudici - si dice - devono tornare ai “metodi tradizionali” e intercettare di meno. Baggianata sesquipedale: come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio. Una conversazione carpita a sorpresa è un indizio molto più sicuro e genuino di tante dichiarazioni di testimoni o pentiti. E poi di quali “metodi tradizionali” si va cianciando? Se nessuno più parla perché i collaboratori di giustizia sono stati aboliti per legge (art. 513, “giusto processo”, legge sui pentiti) e l’omertà mafiosa viene pubblicamente elogiata (“Mangano fu un eroe perché in carcere non parlò”), come diavolo si pensa di scoprirli, i reati? Travestendosi da Sherlock Holmes e cercando le impronte con la lente d’ingrandimento? Inventatevene un’altra, per favore. 6月7日 Dialogo(?) surreale"... E quindi niente, tutto qua" disse Veronica avvolgendosi una ciocca di capelli tra l'indice e il pollice. "Tutto qua? Cioè, fammi capire, non hai scritto nient'altro?" chiese Michele. "No. Te l'ho detto: mi sono messa seduta, sono rimasta a fissare il monitor del pc per qualche minuto, e poi ho scritto qualche riga a caso. E basta." "Ho capito... cioè, si fa per dire!" "Ma perché vuoi sempre cercare di capire TUTTO?" "Perché sono razionale. E comunque non è vero che voglio sempre andare a fondo nelle cose come dici tu." "Ah sì? E allora perché stavolta mi stai martellando da due ore con 'ste domande?" "Perché mi sembra assurdo perdere anche solo 5 minuti per scrivere questo post senza senso! E rosso, oltretutto!" "Lo dici tu che non ha senso. Per me ce l'ha, eccome se ce l'ha. E poi il rosso mi piace." "Allora si vede che ancora non ti conosco del tutto." "No, è differente: non mi conosci proprio." 6月4日 Coacervo di serpi Pubblico parte dell'ultimo intervento di Di Pietro, reperibile su suo blog all'indirizzo: www.antoniodipietro.it: Vi ha detto che arrivava lui e toglieva l’ICI. E
infatti lo ha tolto, ma siccome ai comuni bisogna darli, dove li ha
presi i soldi? Da fondi che già erano stati destinati in parte ad
infrastrutture e in parte ad ancora più disperati di quelli che devono
pagare l’ICI per la prima casa. Sono stati tolti dal fondo per i terremotati, dal fondo per le vittime di violenza sessuale, e al sistema delle infrastrutture della Calabria e della Sicilia
per circa un miliardo. Vale a dire, tutti quanti sono capaci di dire
“non ti faccio pagare le tasse, però i soldi che mi servono li vado a
prendere da altre persone più disperate di te, alle vittime di
molestie, alle vittime di terremoto, alle situazioni di mancanza totale
di infrastrutture”, dove stiamo parlando di acquedotti, di
metropolitane, della Jonica. Cosa voglio dire con tutto questo?
Dobbiamo stare molto attenti, perché se il buongiorno si vede dal
mattino, credo che avremo molti provvedimenti che faranno gli interessi di pochi a danno di molti.
Su queste cose vi terremo informati, come vi terremo informati su quanto avviene in Campania nel processo Spartacus.
Ricordatevi che sulla questione rifiuti devono venire ancora fuori le
cose esattamente come stanno, perché la responsabilità è della
collusione tra mafia e politica. L’altro giorno hanno ammazzato un
imprenditore perché era l’elemento di raccordo tra soggetti malavitosi e soggetti politici di primissimo piano, alcuni sottosegretari e parlamentari di questo governo e di questa maggioranza del Popolo delle Libertà.
Nessuno ne parla, ma noi vi terremo informati con atti e documenti,
giorno dopo giorno, perché da quello spaccato si capirà come la mafia
ha alzato il tiro: prima era contro le istituzioni, ora è nelle
istituzioni e se ne serve per fare i propri affari, a danno della
cittadinanza e di coloro che devono sopportare poi il danno e la beffa
dei rifiuti.
Che dire? Tagli-truffa alle tasse e alle imposte, commistione
d'interessi sulla faccenda dei rifiuti, inceneritori mortali che si
spinge per far costruire (quando si sa che sono solo un modo per
lucrare sporco), mafia e stato a braccetto a fare giro giro tondo... e
l'Italia va col culo per terra. 6月2日 Colui che voleva controllare il passato Berlusconi mente. Mente sempre. E sa di mentire, ma se ne frega. Crede fermamente in ciò che dice, ma solo quando lo dice. Per questo risulta credibile e abbindola tutti. Dopo che ha detto la sua bella bugia, tanti saluti e chissenefrega. Dopo, è dopo. E' un altro giorno. E la ruota ricomincia. Un momento dice le cose perché gli fanno comodo e il momento dopo le smentisce perché non gli servono più. E' un giocoliere della realtà oggettiva, un prestigiatore della verità. Di Berlusconi non ci si può fidare. Monta e smonta i fatti come più gli pare e piace, senza rispetto per la memoria delle persone, per la loro intelligenza. Berlusconi è antidemocratico perché non ha rispetto per la memoria. Il suo obiettivo è controllarla. Dopotutto, come diceva Orwell: chi controlla il passato controlla il presente. 6月1日 Racchiusa nel ventoQuante strade un uomo deve percorrere prima che tale si possa chiamare e quanti mari una colomba bianca deve sorvolare prima che sulla sabbia si possa riposare e per quanto ancora dovranno volare le bombe prima che si possano condannare la risposta, amico, è racchiusa nel vento la risposta è racchiusa nel vento
E quanti anni una montagna può resistere prima di sgretolarsi in mare e quanti anni gli uomini possono resistere prima che liberi si possano chiamare e quante volte si può voltare la testa e fingere di non guardare la risposta, amico, è racchiusa nel vento la risposta è racchiusa nel vento
E per quante volte si deve lo sguardo alzare prima di poter vedere gli astri e quanti orecchi un uomo deve avere prima di udire il pianto degli altri e quanti morti ci vogliono prima che sappia che troppi sono già morti la risposta, amico, è racchiusa nel vento la risposta è racchiusa nel vento
La mondezza ha sette vite Pubblico integralmente un intervento del blog di Beppe Grillo. E' ora che la gente sappia: Ho parlato con Walter Ganapini, presidente di Greenpeace e consulente a Napoli per l’emergenza rifiuti. Ganapini ha scoperto una discarica realizzata nel 2003 (con vasche di sfogo per il percolato, argille in regola e tutto quanto) e mai utilizzata a Parco Saurino presso Santa Maria La Fossa (Caserta) della capacità di 400.000 metri cubi pari a 800.000 tonnellate (con pochi lavori estendibile ad un milione di tonnellate) in pratica il quantitativo prodotto dalla Campania in 5 mesi (differenziata inclusa). E' la terza vasca di due già usate. Se utilizzata in questi anni in un sistema funzionante al "minimo" con differenziata non si sarebbe mai avuta un’emergenza rifiuti. A regime, con un sistema di differenziata può durare diversi anni per tutta la Campania. Se questa discarica esiste perché non viene usata? Perché nessuno ne parla? Chi ha interesse a coprire Monnezzopoli con il silenzio dei magistrati e l’intervento dell’esercito? Se questa discarica esiste perchè utilizzare Chiaiano? Che schifo. |
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