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    May 31

    Spero non sia una balla

    Amazzonia, scoperta tribù di uomini rossi
    «Sono minacciati da industria mineraria»

    L'agenzia per i diritti indios: «Crimine contro natura». 'Survival International': «Alcuni malanni per loro fatali»

    RIO DE JANEIRO - Una delle ultime tribù indigene del Sudamerica, ancora isolata dal resto del mondoo, è stata fotografata da un aereo in una remota zona della selva amazzonica, al confine tra Brasile e Perù (guarda il video). Le immagini mostrano una quindicina di persone, i volti dipinti con pigmenti rossi e armate di arco, che guardano con terrore verso l'alto. In una foto si vedono chiaramente i guerrieri che tentano di colpire il velivolo con le frecce.

    PRESENZA DOCUMENTATA - La spedizione era finanziata dal governo dello Stato brasiliano di Acre e l'agenzia governativa che difende i diritti degli indios in Brasile, il Funai, ha detto che le foto sono state scattate e divulgate per dimostrare l'esistenza della comunità e impedire che l'industria mineraria illegale distrugga il loro territorio. L'organizzatore della missione e coordinatore del Fronte della Protezione Ambientale del Funai, Josè Carlos dos Reis Meirelles, ha spiegato che le foto dimostrano che «i meccanismi per proteggere queste popolazioni non sono serviti». Il gruppo è probabilmente il più numeroso di quattro tribù isolate che ancora rimangono ad Acre e di cui era documentata la presenza dal 1910. Secondo 'Survival International', un'organizzazione che si batte per i diritti degli indios, sono circa 40, in Brasile, i gruppi indigeni che ancora non hanno stabilito contatti con il mondo esterno. Ma si calcola che le tribù che non hanno mai o quasi mai avuto contatti con la civiltà siano un centinaio in tutto il mondo.

     

    «CRIMINE CONTRO LA NATURA» - Di solito formate da poche persone (quasi mai oltre il centinaio), queste tribù vivono nei luoghi più remoti della terra, in regione inesplorate, in cui la civiltà non è riuscita ad arrivare: isole sperdute o nel cuore delle selve vergini di Sudamerica, Asia e Oceania. Oltre la metà sono concentrate in Brasile e Perù. Sono le popolazioni più minacciate del pianeta, messe a rischio dall'industria mineraria e da quella del legname che disbosca i territori dove abitano, spesso decimate da un contatto anche fugace con gli estranei: malattie innocue per gli occidentali risultano completamente nuove e quindi letali per loro. «Malanni facilmente curabili per noi, per loro sono fatali - spiega Fiona Watson, di 'Survival international' -. E queste popolazioni sono uniche: una volta sparite, lo saranno per sempre». «Quel che sta accadendo in questa regione è un crimine enorme contro la natura, le tribù, la fauna e non è altro che la testimonianza dell'assoluta irrazionalità con cui noi, i 'civilizzati', trattiamo il mondo» aggiunge Josè Carlos dos Reis Meirelles. Secondo lui le comunità fotografate sono minacciate dall'attività mineraria: «Tutta l'illegalità che si può immaginare accade nell'Amazzonia peruviana. Dal lato brasiliano, la gente riesce a vivere isolata e a evitare invasioni».

    Ipocrisia a lume di lampione

    La prostituzione è un problema. Ma soprattutto un grande business. Un grande giro d'affari che si traduce in appagamento sessuale per chi ne usufruisce e in denaro e potere per chi ne trae illecito guadagno. Ora, 50 anni fa si scrisse la legge Merlin. Una legge giusta, che annullava le case chiuse e liberava da una neanche tanto velata schiavitù migliaia di ragazze ITALIANE. Attenzione: italiane, non straniere. Eh sì, perché l'invasione (senza nessuna accezione negativa al termine) straniera ancora non c'era, o perlomeno non era così massiccia. Cosa succede invece oggi? Rumene, nigeriane, albanesi e chi più me ne ha più ne sfrutti. Minorenni e maggiorenni, non fa differenza. Anzi forse la fa, per chi ci va. Come si può risolvere una situazione come quella odierna? Punendo i clienti e gli sfruttatori? Sì e no. Sì perché sono loro i veri colpevoli, l'ossatura di questo sistema. No perché non è fattibile. Non possiamo controllare tutte le strade ogni secondo, è impensabile. E allora che si può fare? Riaprire le case chiuse e ingabbiare ipocritamente le donne? Neanche. Cooperative di sole donne annullando la figura del pappa, come suggerisce la Sante de ché? Ah ah ah, vi pensate che quelli si lasceranno strappare così facilmente l'osso? L'unica cosa seria è riconoscere il loro lavoro. Sì, perché di lavoro si tratta, come qualsiasi altro.Giovanardi mi fa ridere, col suo bel faccione da cattolico adulto. Caro Giovanardi, uno sul suo corpo ci fa quello che vuole, oppure pensiamo che in uno stato laico (o presunto tale) questo sia vergognoso? Caro Giovanardi, se si riconoscesse la loro situazione di lavoratrici sfruttate per quello che è, in un colpo solo toglieremmo dalla strada il fenomeno, abbatteremmo gran parte degli introiti della malavita, salveremmo quelle povere disperate e lo stato ci guadagnerebbe pure! Pensa: le prostitute pagherebbero le tasse e sarebbero controllate sanitariamente e dalle forze dell'ordine a spese dello stato, che ovviamente rientrerebbe ampiamente delle spese. Perché non si fa? Te lo dico io, caro Giovanardi: perché l'Italia è un paese a forte componente ipocrita, del fai ma non farti vedere, del leccaculismo senza freni alla Chiesa. E' un paese dove la gente prima si scaglia contro i rumenti, gli albanesi, gli africani e poi se li scopa senza preservativo. E' un paese dove quelli come te governano.


    May 30

    Le piogge e la Tav: un'accoppiata vincente?

    Pubblico di seguito la mia domanda sulla Tav posta ieri all'On. Di Pietro nel suo blog e la sua immediata e cortese risposta:
     
     
    Gentile On. Di Pietro, alle passate elezioni ho votato per la prima volta per Lei e per il Suo partito, e devo dire sinceramente di non essermene assolutamente pentito. Lo rifarei ogni giorno ancora più convintamente. Mi piace la vostra grinta in parlamento e al senato, mi piace il modo schietto e diretto in cui parlate (alla faccia delle accuse di demagogia e populismo, anche se l'On. Barbato c'è andato giù pesante!). Questo mio commento, però, non contiene, purtroppo (o per fortuna), solo giudizi positivi. Le scrivo anche per farle una domanda. Lei e il Suo partito vi siete sempre detti, e se sbaglio mi corregga, a favore della Tav in Val di Susa. Ora, viste le recenti alluvioni e smottamenti dovuti al maltempo, che tra l'altro non sono neanche state provocate da una chissà quale catastrofe ma da soli 4/5 giorni di pioggia intensa, mi chiedo e Le chiedo: ha davvero senso, e conviene davvero alla popolazione di quei paesi piemontesi e al Paese tutto, investire nella Tav? Non si andrebbe a pregiudicare un ambiente già fragile?
    In attesa di una Sua cortese risposta, La saluto e Le auguro buon lavoro.
     

    Rispondo a Mauro Ricotta

    Gentile Mauro,
    la ringrazio per le parole di stima e condivisione che ha per me e per l'Italia dei Valori.
    Facciamo opposizione e come tale, seppure responsabilmente, riteniamo che molte cose del Governo berlusconi non ci convincono e quindi le contestiamo. Se e quando condivideremo provvedimenti fatti nell'interesse dei cittadini, il nostro voto non mancherà.
    Per quanto riguarda la Tav in val di Susa, io come ministro delle Infrastrutture mi sono sempre dichiarato favorevole perchè essa è necessaria al Paese. Ho anche, però, sempre privilegiato il dialogo con le autorità locali e con i cittadini per trovare la soluzione migliore. La questione riguardo alla fragilità del terreno e degli smottamenti che si sono verificati con le pioggie, è senz'altro un problema che, peraltro, è comune a larghe aree dell'Italia. Ovviamente in questo caso il parere di tecnici esperti dovrebbe essere il punto risolutivo di una decisione che non spetta certo alla politica ma, appunto a chi di queste cose ne sa.
    Cordialmente
    Antonio Di Pietro

     


    Il blog di Antonio Di Pietro: http://www.antoniodipietro.it/


    Technorati Profile
    May 29

    Il nucleare: un suicidio economico di massa

    A quanto pare il nucleare si farà. In barba a un referendum popolare, si farà. E' bastata una parola della Marcegaglia e di qualche politicuzzo per calpestare la volontà del popolo italiano. L'Italia è un paese davvero strano. Lo dico senza retorica. E' strano perchè quando era conveniente investire nel nucleare, ci si è messi di traverso bloccando tutto. Quando, dopo vent'anni e passa, tutti in Europa ammettono che non conviene più, che fa l'Italia? Si trasforma di colpo nella più accanita sostenitrice del nucleare. Mah. Lo vogliamo capire che il problema delle centrali a fissione non sono nè le scorie nè il pericolo di fusione, ma i costi? Lo vogliamo capire che da qui a qualche anno l'uranio e il plutonio costeranno troppo perché saranno in via d'esaurimento? Non c'è niente da fare, l'Italia ormai ha deciso. Anzi, i politicuzzi hanno deciso, e andremo diretti verso un altro suicidio economico. Ma forse.... forse una ragione c'è, sotto sotto. Al di là di tutti i possibili interessi monetari delle svariate imprese e ditte appaltatrici, ci potrebbe essere un'altra motivazione. Vi siete mai chiesti perché non si prendono in considerazione altri materiali radioattivi, oltre al plutonio e all'uranio? Non sarà perché solamente con questi due si può, eventualmente, produrre ANCHE LA BOMBA ATOMICA?


    Lo squadrista col tatuaggio del Che

    "Fascista a me? Guarda qua". Inizia così l'intervista a 'Ernesto' (così si fa chiamare), uno dei partecipanti al raid del Pigneto di qualche giorno fa. Li abbiamo visti tutti nelle foto rubate coi telefonini, e ne abbiamo sentito le accuse nelle parole dei negozianti colpiti dalla loro violenza. "Fascisti. Sono fascisti" dicevano, "e avevano pure la svastica"."Basta con queste aggressioni e questo clima di odio creato dal governo" aggiungevano i politici di sinistra. E invece oggi è arrivato lo scoop di Repubblica: non c'entrava niente la politica, si trattava di una vendetta per un portafogli rubato. E quello che sembrava essere il 'capo' ("Capo io? Io stavo lì solo per fare giustizia. Poi si sono aggiunti altri ragazzi ma io non li avevo chiamati. Sono venuti lì per conto loro"), uno squadrista redivivo insomma, ha il Che tatuato sull'avambraccio. Brutto affare davvero. La faccenda sembrava facilmente liquidabile: "Riecco la violenza nera. Prima contro i gay, poi al Pigneto e poi alla Sapienza". Tutti a cercare collegamenti fra i fatti, a fare due più due. E adesso? Adesso i vari Gasparri, Alemanno e compagnia cantante gongolano.

    Leggetevi l'articolo della Repubblica: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-nazi-roma/ricercato-pigneto/ricercato-pigneto.html





     
    May 28

    Se vedo un punto nero, sparo a vista!

    Ebbene sì: alla Sapienza tornano le spranghe. Dopo tanti anni, tornano le spranghe. Non ne sentivo la mancanza, ovviamente, ma è un avvenimento che deve far riflettere. Guardando le immagini in televisione e leggendo i giornali, sembrava di assistere a uno scontro tra rossi e neri come quelli degli anni '70. Ed è qualcosa che colpisce un po' tutti, dato che al giorno d'oggi le cose sono più sfumate, più mescolate, non ci sono più divisioni nette fra le due fazioni. E' stato come un salto nel passato. Ma attenzione: non si è trattato di una rissa, come vogliono far credere, minimizzando, tutti i giornali. E' stato un attacco bello e buono. Una rissa, per definirsi tale, deve scoppiare tra due fazioni nelle quali ci sia la stessa identica volontà di compiere violenza; altrimenti si tratta di legittima difesa, come in questo caso. Perchè? La risposta è data dalle dichiarazioni rilasciate da entrambe le parti: seppure divergenti in molti punti, infatti, in uno concordano. A quanto pare i ragazzi dei collettivi di sinistra (più o meno realmente politicizzati, ma non importa) stavano strappando manifesti di destra/attaccando manifesti di sinistra (a seconda delle versioni). Ma che succede subito dopo, fatto che viene confermato da entrambe le parti? Arriva una macchina con dentro ragazzi di Forza Nuova, "casualmente" in 5 e "casualmente" con spranghe e bastoni. Alt. Allora, qui i casi sono due: o i bravi ragazzi di Forza Nuova vanno sempre in giro con spranghe e bastoni (e non mi sorprenderebbe neanche più di tanto), oppure non si è trattato di un incontro casuale. A voi l'ardua sentenza. Per quanto mi riguarda credo che, fermo restando il fatto che chiunque ha diritto di parola, e strappare manifesti che annunciano l'incontro di Fiore alla Sapienza per parlare pacificamente delle foibe sia da condannare, mi pare ovvio che quello che è successo ieri non può essere archiviato col termine "rissa".



    May 27

    La morte arriva dall'immondizia

    Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.
    Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale PubMed che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.


    Articolo tratto dal Venerdì di Repubblica del 23/05/2008. Qui sotto trovate l'estratto originale.


    Lavorare di più, lavorare di meno?

    Ho trovato questo articolo sul sito de "L'Espresso". Ve lo riporto integralmente.


    Straordinaria ingiustizia
    La detassazione del lavoro straordinario rischia di causare ingiustizie fra i lavoratori e favorire alcune imprese a danno di altre che forse avrebbero più bisogno di aiuto
     
    Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti
    Già fitta e intricata la giungla del fisco italiano è destinata a diventare ancora più fertile (e iniqua) con il potente concime distribuito dal governo Berlusconi attraverso la detassazione del lavoro straordinario. Tale provvedimento, infatti, è una classica arma a doppio taglio che, per offrire qualche vantaggio a una limitata platea di soggetti, finirà per accentuare pesantemente le discriminazioni fra cittadini sul piano economico e soprattutto tributario.

    Un primo dato negativo è che la riduzione del prelievo fiscale sugli straordinari si tradurrà inevitabilmente in un privilegio circoscritto a quelle imprese (e relativi lavoratori) che, vuoi per ragioni di stagionalità produttiva vuoi perché operanti in settori in espansione, si trovano a ricorrere con maggiore frequenza o intensità a prestazioni oltre il normale orario. Per tutti gli altri - la gran massa delle imprese e, in particolare, quelle in congiuntura più critica - l'efficacia del provvedimento sarà pari a zero. In termini sociali ciò significa che, nel mondo del lavoro, starà un po' meglio chi già ha un posto più sicuro, mentre nulla - nella migliore delle ipotesi - riceveranno operai e impiegati delle aziende che forse avrebbero più bisogno di essere aiutate. Dunque, pecca di forte strabismo chi presenta questa novità come una misura atta a curare la ferita del basso salario dei lavoratori italiani con conseguente e sperato rilancio dei consumi.

    Ma è segnatamente sul terreno tributario che questa forma di detassazione rivela i suoi aspetti più deleteri e distorcenti. Con la differenziazione nelle buste paga del prelievo su reddito da lavoro ordinario piuttosto che da straordinario si otterrà l'incredibile risultato che, a parità di imponibile, alcuni lavoratori - magari della stessa azienda - pagheranno meno imposte di altri.
      
    Così mandando a farsi benedire una volta di più i fondamentali principi sanciti dall'art. 53 della Costituzione sia nel primo comma ("Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità") sia nel secondo ("Il sistema tributario è informato a criteri di progressività").

    Certo, in Italia, ce n'è tanta di strada da fare per disboscare la giungla delle troppe diseguaglianze fiscali sui redditi. Senza evocare la piaga indecente e insoluta dell'evasione, basti ricordare, per esempio, che l'aliquota minima di prelievo dell'Irpef è al 20 per cento, mentre nel caso delle rendite finanziarie si è ancora fermi al minimo europeo del 12,50. È un fatto, però, che la differenziazione risulta particolarmente odiosa nel caso degli straordinari, perché essa opera sulla medesima fonte di reddito: il lavoro.

    Purtroppo, si sa che questa detassazione è stata uno dei principali cavalli della battaglia elettorale di Silvio Berlusconi e non ci si poteva di sicuro aspettare che egli si tirasse indietro dopo il grande successo nelle urne. Resta solo da sperare che, magari con la prossima Finanziaria, la questione fisco-salari venga più saggiamente riportata sulla strada maestra della riduzione delle aliquote Irpef. Nel rispetto dei principi della Costituzione e degli interessi di tutti i lavoratori e contribuenti.


    Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Straordinaria-ingiustizia/2026748/1&ref=hpsp


    May 26

    La Rom non era una Rom

    E non ha nemmeno tentato di rapire un bambino.

    Un’associazione indipendente per i diritti umani indaga sul presunto tentato rapimento di un bambino da parte a Ponticelli e scopre diverse cosucce interessanti.

    Ps. Sia ben chiaro che qui non si sta santificando il popolo Rom. Si sta solo cercando di mettere in luce come nella triste guerra “tra ultimi e penultimi” (Adriano Sofri) ci sia stato un perverso e mostruoso effetto dei meccanismi mediatici nella creazione della famosa “percezione”, che poi si traduce in comportamenti e leggi.


    Tratto da: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/05/23/la-rom-non-era-un-rom/

    May 23

    Un sistema pulito contro lo sporco sistema della politica

    Esiste un metodo pulito e sicuro per lo smaltimento dei rifiuti, del quale però nessuno parla. Perché? Fatevi un'idea vostra e leggete qui (e magari firmate pure già che ci siete!!):

    http://firmiamo.it/sistemathordelcnr



    May 18

    Sogni e ricordi

    Mi hai lasciato
    quella sensazione
    che accompagna il risveglio:
    la fragile orma dei sogni.

    Come talvolta si è tristi,
    tornando alla veglia,
    perché non si riesce
    a ricordare
    che un brandello
    di notte,
    un pezzo di noi
    perso per sempre,

    così di te
    ho sempre e solo serbato
    il mio gigantesco
    e banale riflesso.

    In realtà
    altro non m'è rimasto
    che il ricordo d'un viso,
    che al sorridermi
    tremolava e arrossiva
    come una piccola
    fiamma.


    May 14

    Sporco zingaro

    Mi chiamo Misha, ho 13 anni e sono nato in Italia, ma non sono italiano. Vivo insieme alla mia numerosa famiglia in una di quelle che i ricchi chiamano "baraccopoli". A me piace chiamarla casa. A casa mia c'è sempre tanto rumore di auto che passano, e la puzza ti strozza. A dire il vero ormai quasi non la sento più, la respiro da quando sono nato e m'è entrata dentro. Quella puzza sono diventato io. Però per il resto non è tanto male. Mi diverto coi miei fratelli e i miei cugini. Quando non ci mandano in giro a chiedere l'elemosina o a suonare sotto la metro ce ne andiamo a giocare a palla sul prato di fronte a casa. Ciprian, mio cugino di 15 anni, è bravo a pallone. Dice che da grande diventerà un campione di calcio, che avrà un sacco di soldi e una bella macchina e ragazze a non finire. Io glielo auguro, sperando che poi si ricordi di me!
    Mio padre è alto, ha i baffi e mi fa sempre ridere. Mi racconta storie della sua adolescenza in Romania, quella che lui chiama casa e che non c'entra niente con questa qui. La "vera" casa non é in Italia, mi dice, dobbiamo sempre ricordarci della nostra patria. Mio padre non è cattivo, ma spesso picchia mia madre perché a volte lei torna da lavoro e con solo 3 o 4 euro. Quando succede lo capisco subito perché cammina a testa bassa e quando entra dentro la baracca ha la faccia rossa dalla vergogna. Mio padre appena la vede le dice che è un'idiota, una che non sa fare niente, che forse avrebbe fatto meglio a lasciarla a casa. Poi le da qualche schiaffo, ma non tanto forte. Lei non parla, tiene sempre la faccia a terra, e quando mio padre esce dalla stanza lei si sfoga su di me e poi piange.
    Ultimamente è successa una brutta cosa. Io non so chi sia stato né se è vero, ma se è così allora siamo nei guai. Dicono che in una città una zingara (così ci chiama la maggior parte degli italiani, anche se io non sono zingaro ma solo un poveraccio con le unghie e i capelli sporchi) ha tentato di rapire una bambina. Io so che a noi spesso ci dicono che siamo ladri di bambini, ma sono solo favole per spaventare la gente, per metterci tutti contro. Non abbiamo bisogno di rubare bambini, a parte perché già ce ne sono tanti nel campo e ci bastano per tutte le cose che sanno fare, come fare tenerezza e spillare soldi e via dicendo, ma più che altro perché non ci converrebbe rapirli: sarebbero solo una bocca in più da sfamare. Già non mangiamo noi, figuriamoci se possiamo aprire un asilo! Forse è successo davvero, forse no, forse quella voleva solo rubare e non sapeva cosa fare e s'è fatta prendere dal panico, o forse non c'erano bambini nel loro campo, io questo non lo so. So però che ora saranno tutti ancora più cattivi con noi, ci sputeranno, ci tireranno i sassi, ci guarderanno fissi negli occhi e ci disprezzeranno come se fossimo merde. Ma anche noi siamo persone. Siamo volti, e sudore, e lacrime, e speranze. Siamo cuore e mani che si arrangiano, che ricordano da dove vengono, che rubano solo perché se non lo fanno muoiono di fame. Qualcuno di noi lo fa spesso, certi fanno i duri con le loro auto rubate, gli orologi e i telefonini. Io cerco di evitarli, perché so che finiranno o in galera o ammazzati.
    Io spero di andarmene presto da qui, ho voglia di lavorare, di lavorare sul serio, non ce la faccio più a ripetere sempre le stesse cose sotto la metro e a suonare quella fisarmonica scassata e a cercare di guardare negli occhi la gente che fa finta di non vederti, come se avesse paura di attaccarsi qualche malattia. Sono stanco di essere la loro coscienza, che se la vadano a cercare da un'altra parte.
    Dicono che a casa nostra, quella vera, la situazione sta migliorando. Che adesso ci rivogliono, che manca manodopera, che addirittura stanno arrivando dall'India. E' il colmo. Chissà, magari fra qualche anno me ne tornerò lì, mi darò una ripulita e inizierò a lavorare per la mia patria, e non dovrò più essere la coscienza di nessuno.
    Chissà.


    May 04

    Vecchie e patetiche delusioni

    L'estate ritorna
    e con lei i girasoli,
    che si risvegliano e danzano
    guidati dal sole.
    Danzano e prendono la mano
    di chi li guarda
    e di chi li ricorda,
    e di chi racconta entusiasta
    d'averli visti compiere
    giravolte e inchini
    al vento.
    Tra loro
    ci sono anch'io.
    Un giorno
    ne vidi uno:
    era diverso dagli altri,
    non si voltava mai
    verso l'alto.
    Era l'unico a ribellarsi
    e io lo amai.
    Lo amai perché sapevo,
    perché sentivo,
    che non si sarebbe mai
    piegato.
    Ma quando mi avvicinai
    per portarlo via con me,
    quando lo sfiorai,
    lui divenne
    come tutti gli altri:
    si voltò
    e bevve il sole
    fino a lasciarsi
    bruciare.




    May 02

    Riti estivi

    Maggio: quest'affannoso inseguire
    giorni di meritata fatica,
    questa smaniosa attesa
    per riempire valigie e borsoni,
    per spalmarsi di creme e di sabbia.

    Tutti sulla linea! Tutti sull'attenti!
    Guai a sgarrare.
    Non ci sono santi
    nè poeti o navigatori:
    questa vacanza s'ha da fare.

    A volte capita, però,
    che quest'appagato corteo
    di fronti sudate, di bimbi stravolti,
    di volanti infuocati, d'asfalto bollente,
    perda qualche pezzo.

    Capita, forse per il caldo,
    che qualcuno dimentichi
    perchè è fermo in quella fila,
    come un treno che si perde
    pur viaggiando sui binari.

    Lo sfortunato esserino, allora,
    si rende conto
    dell'assurdità che lo circonda,
    dell'irrazionalità che disegna
     gli sguardi della gente.

    Inizia persino a pensare
    come i fanatici religiosi,
    che raddoppiano gli sforzi
    proprio quando hanno scordato
    il fine delle loro azioni.

    Ma ecco che, d'un tratto,
    un rumore lo scuote:
    si fruga in tasca,
    risponde al cellulare,
    e tutto intorno a lui
    ritorna di nuovo normale.