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4月30日 ScheggeE' proprio vero.
Forse dirò un mucchio di banalità, ma non fa mai male ripeterle: la felicità sta nelle piccole cose e non nell'avere indiscriminato.
Basta anche una parola detta diversamente, oppure uno sguardo d'intesa, una risata argentina e sincera, due mani che si sfiorano... La felicità vive nei momenti, e l'unica cosa che possiamo fare è mordere quegli istanti ed assimilarli dentro di noi, ricordarli, in maniera tale da non farli morire mai. Basta cambiare modo di vedere le cose e ti accorgi che tutto era ed è diverso: prima osservavi la vita da un solo punto di vista, ora hai fatto in mille pezzi quello specchio e stai osservando la realtà riflessa in ogni singola scheggia... stai osservando l'esistenza da centinaia di punti di vista differenti. Quale sia più giusto o sbagliato non ha importanza... ciò che conta sei tu che li osservi, li sposti, e toccandoli magari ti ferisci e ti esce il sangue. Hai sofferto, ma hai agito per cambiare un pezzo di realtà, ti sei messo in gioco e ti è andata male. Potresti rinunciare a prenderne altri in mano, perchè no? Sarebbe la cosa più comoda da fare. E invece no. Raccogline un altro, e se ti ferisci tenta ancora e ancora... finchè non lo terrai saldo tra le dita e vedrai uno dei tuoi occhi riflesso nella scheggia, che ti guarda e ti chiede di stringerla forte per soffrire. Non dargliela vinta, prendi la scheggia e... tagliati la gola.
Il sangue cadrà ovunque, inonderà il pavimento sotto il tuo pingue corpo e le schegge diverrano le lacrime di un angelo decaduto... lacrime che riflettono la realtà nel loro colore naturale: il cremisi. E sei morto.
Sono morti i tuoi sogni, ma sei stato felice, anche se solo per un attimo, quando ti sei tolto la vita. Forse non lo volevi all'inizio, ma sapevi che era l'unica via d'uscita da questo mondo che non ti da gioia nè risa, ed eri consapevole che è tutta una finzione la vita e le facce e le espressioni della gente che ti guardano e non sanno come sei e i rumori che fanno le bocche che parlano e le carni tremolanti e le ipocrisie e la routine e l'andare e venire senza senso e senza freni ed il finto divertirsi ed il finto rispetto e le finte verità ed il finto fingere...
Qui piove, ma probabilmente dall'altra parte della Terra c'è brutto tempo.
4月29日 ImparareNella terra della conoscenza chi meno sa è giusto che venga messo da parte
Supponiamo che le devianze umane non esistano. Supponiamo che non esista l'avidità, nè l'egoismo, nè i favoritismi. Supponiamo che le raccomandazioni non rientrino nel normale modo di fare degli uomini. Utopicamente parlando avremo un mondo puro e trasparente nel quale solamente chi meglio sa fare una determinata attività ottiene mansioni ben retribuite e soddisfazioni maggiori; mentre chi meno o peggio la sa fare, per circostanze interne (es. scarsa intelligenza o attitudine allo studio) o esterne (es. mancanza di fondi monetari), è giusto che venga escluso dai gradini più alti e relegato a mansioni di minore importanza. 4月26日 Il fischio del trenoAvete mai ascoltato attentamente il fischio del treno nei vecchi film? Quel rumore acuto e lacerante che pare non finire mai da quanto è fastidioso. Ma è fatto apposta per questo: essere fastidioso, e di conseguenza attrarre l'attenzione dei passeggeri. Il fischio del treno era spesso accompagnato dal fumo bianco che piano piano si sfilacciava nell'aria, perdendosi come tanti batuffoli di cotone tra le nuvole.
Il fischio del treno lo puoi sentire anche senza andare in stazione. Basta che un giorno ti trovi davanti ad una verità scintillante come il sole, che tu sai aver sempre tenuto nel cuore, ma che non hai mai saputo tirar fuori. E basta poco, veramente poco, una parola, un sospiro, magari anche solo uno sguardo, per farlo uscire. Poi ti rendi conto che non puoi permettere che venga alla luce, e allora t'impegni a più non posso per reprimerlo e farlo star zitto, per mettere un bavaglio a quella voce, che urla e urla e urla. Ci si riesce, è vero, a zittirla, ma a quale prezzo? Al prezzo di non essere più se stessi. Cammini e parli e agisci ma non sei più tu, ti sei ricreato un altra persona, reciti una parte per camuffare la tua vera essenza che non è ruscita ad ottenere ciò che desiderava. Quella parte che reciti lotta con unghie e denti per mantenersi viva, e finchè ci riesce, tutto va bene. Ma nel momento in cui crolla, allora senti il fischio lacerante del treno entrarti dentro e non uscire più. Il fischio del treno è come il rumore del martello della Cassazione: definitivo ed inoppugnabile.
Spesso ci si ritrova alla stazione, una mattina d'autunno, come diceva Carducci: viaggiatori immersi e confusi nella nebbia mista al fumo della locomotiva, affannati a rincorrere una speranza chiamata viaggio. Tutti tranne il poeta, che guarda la nebbia ed il fumo e la gente, tutta, e vorrebbe perdersi in un tedio che duri infinito. Ecco: il tedio infinito. Quando capisci che quella maschera non eri tu (perche spesso la finzione è talmente verosimile da sostituire la vera vita), che non riesci più a stare dietro a questa non-vita nella quale reciti una parte che ti sei affibbiato per non soffrire, allora il fischio ti lacera ed il treno fugge via, e non ti rimane che sperare in un tedio infinito per superare l'inevitabile: il desiderio perso nell'azzurro leggermente spruzzato di bianco.
Non ti resta che sperare nell'oblio, o correre dietro a tante bandiere senza stemma ne colore. Tra le ditaIo, sempre in bilico sul filo di rasoio dell'indecisione, questa volta ho deciso che lascerò il bastone e cadrò giù. Non m'interessa cosa troverò sul fondo del baratro, voglio solo sbattere contro qualcosa.
Ho camminato sopra verdi prati ed ho parlato con gli alberi piegati dagli sbuffi della madre terra, senza capire nulla delle loro parole. Gli alberi allora si misero a parlare tra di loro, e riuscivo solo a comprendere la melodia dei loro canti; assorto, la interpretavo a mio piacimento.
E poi? Un punto interrogativo che apre e chiude una frase ancora non scritta.
Forse. Un avverbio che uso troppo spesso.
Nulla rimane, se non la passione che metto a combattere la noia dell'esistenza.
Tutto sta a vedere se riuscirò ancora ad essere sincero con me stesso, e se sarò in grado di guardarti negli occhi ed abbracciare la vita.
Sei tra le dita.
4月25日 Essere o Avere?Tutta la nostra vita, i nostri atteggiamenti, il nostro modo di pensare, è imperniato sull'avere. Il sistema stesso ci ha modificato interiormente, sin dalla prima rivoluzione industriale, e poi ancora indietro, sino alla comparsa del danaro e della scrittura stessa. Viviamo in una società consumistica che plasma l'uomo a sua immagine e somiglianza, lo fa agire secondo le regole del marketing e della pubblicità, lo fa pensare guidato dai bombardamenti mass mediatici ai quali siamo regolarmente esposti. Siamo solo vittime inconsapevoli e ignare di essere comandate dall'alto come tante bambole, perchè nessuno in realtà può dirsi libero di pensare come vuole. Tutti siamo invece soggiogati giornalmente dalle multinazionali e dal sistema capitalistico che ci priva di un IO esclusivo, ma ci mette tutti sullo stesso piano, ci rende tutti uguali per poterci meglio controllare. Appiana le nostre differenze ed i nostri gusti inculcandoci giorno dopo giorno vuote verità: quella macchina ti serve, quel vestito è alla moda, con quel profumo rimorchi. Tutti COSE, nient'altro che cose, in realtà totalmente inutili, ma che a noi paiono indispensabili. Ed il vortice non finisce mai: acquistiamo un oggetto, e poi dopo qualche tempo ci accorgiamo che ormai è vecchio e fuorimoda e lo cestiniamo per comprarne un altro, e cosi via per sempre. Per realizzarci dobbiamo avere, comprare, e piu abbiamo più siamo, e più siamo avendo e più ci allontaniamo da noi stessi. Persino la religione (intesa come adorazione di un Dio, secondo la concezione cristiana, musulmana o ebraica che sia) è totalmente errata, perchè è un avere qualcosa. Un avere idoli, adorare qualcosa di più alto e quindi rivolgersi a qualcuno, andare in un luogo considerato sacro per avere qualcosa, e quindi per sentirsi vivi, per essere. Per religione possiamo anche intendere adorare il danaro, il successo, il potere, non cambia nulla, la sostanza rimane la stessa: adorare qualcosa per avere qualcosa, e quindi per stare meglio con noi stessi e realizzarci. L'unico modo di vivere corretto perchè non rivolto a nessuno se non alla ricerca di noi stessi è il buddhismo.
Quanto meno l'uomo ha, più desidera avere. Quanto più l'uomo ha, meno ha se stesso. Ed è cosi, come diceva Marx: siamo alieni a noi stessi. Il capitalismo, il sistema consumistico crea in noi sentimenti d'invidia e di egoismo, e non è conciliabile una democrazia propriamente detta in un sistema capitalistico, è un controsenso. La democrazia è partecipazione attiva al bene del paese, non il semplice votare. Democrazia è solidarietà, non egoismo. Democrazia è dividere ciò che si ha, ciò che si è guadagnato non in un sistema capitalista che invece di appianare le classi le innalza (i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, ed è ovvio che i ricchi non si sogneranno mai di dare ai poveri), ma in un sistema che va modificato alla base. Persino il Comunismo ed il Socialismo, sulla falsariga di un Marx costantemente frainteso, non è utile alla società. Il Socialismo vero di Marx, è quello volto ad eliminare le classi per crearne una sola, quella umana.
Il Comunismo, infine, è forse meglio del capitalismo come lo intendiamo noi, ma a ben vedere è sempre un sistema capitalista, l'unica differenza è che è un sistema centralizzato allo Stato, invece che decentralizzato alle multinazionali com'è nell'occidente. L'unica via d'uscita per poter avere un futuro migliore, avulso dalle minacce di guerre nucleari e di distruzione ambientale è cambiare totalmente il nostro stile di vita, a partire dalle cose più semplici: Essere invece di Avere. Di esempi potrei citarne a migliaia, ma preferisco consigliare un libro di Erich Fromm a chi fosse interessato all'argomento. Si chiama "Essere o Avere?" e tratta appunto di come la società migliorerebbe nettamente nell'intraprendere la strada del vivere secondo la modalità dell'essere piuttosto che secondo la modalità dell'avere.
Chi erano i maggiori fautori di questo modo di vivere? A parte Marx ed il Buddha, un nome per tutti: Gesù Cristo. Sveglia"Ti sei svegliato e...? Cos'è successo?"
"Una cosa stranissima: fino al giorno prima avevo la testa come invasa dallo smog. Piena di troppi pensieri che mi bloccavano e mi rallentavano, mi rendevano difficile prendere decisioni"
"E non sai da cosa era dipesa questa situazione?"
"In parte si, in parte no. Nel senso che tutto è nato da determinati eventi che si sono scontrati col mio modo di essere, molto sensibile. Ed hanno provocato un silenzioso cortocircuito mentale"
"Mmmm... credo di capire. E come ne sei uscito? Dal giorno alla notte?"
"Non dal giorno alla notte, ma dalla notte al giorno. Per la prima volta dopo sei mesi ho preso una decisione ferrea, cosa che non facevo appunto da tutto questo tempo. E tutto il resto è venuto di conseguenza, come se mi si fosse spalancato il respiro. Difficile da spiegare per chi non l'ha mai provato"
"Beh non metto in dubbio che sia una bella sensazione, ma non vorrei che fosse una piccola parentesi piena di buoni propositi e che poi tu ricada di nuovo nel grigiore delle indecisioni e dei dubbi che non ti portano da nessuna parte"
"Io dico di no. M'era già capitato in passato di provare queste cose, ma stavolta è diverso, lo sento proprio, come se quasi potessi toccare quel sentimento. Come se fossi tornato indietro di sei mesi"
"Capisco... non posso che essere contento per questo, perche ultimamente eri non dico strano, ma spesso con la testa fra le nuvole (più del solito), distante e apparentemente triste, anche se so che non era tristezza quella perchè ti conosco bene"
"Eh già, mi conosci meglio di chiunque altro! A te non è mai capitata una cosa del genere, vero?"
"Ma dai, come no? A chi non capita? Solo che magari le mie ragioni erano diverse dalle tue, o magari il periodo m'è durato di meno, ma fidati, un periodo di stop mentale se lo prendono tutti. Come se fosse un piccolo lasso di tempo sabbatico. Ma finisce, perche deve finire. Ora rimettiti in sesto e riingrana la marcia"
"Si. Anche se mi si è rotto il cambio ieri!"
"Che sfiga!!!" 4月21日 ScoglioQuante volte ho desiderato sedermi su di uno scoglio e guardare il mare, limpido e calmo, oppure burrascoso e spumeggiante? E poi alzare lo sguardo e bearmi dei pochi schizzi che mi arrivano in faccio e sentire nelle narici l'odore pungente della salsedine? Già, quante volte? Anche troppe.
Incontro persone, vedo gente, parlo con tutti e rido, mi diverto, scherzo e... poi? E poi non succede nulla. Mi contorno di persone per cercare me stesso ma tutto ciò sortisce l'effetto contrario, ossia di allontanarmi dal mio IO. Più vedo gente e più desidero vederne e più si acuisce la sensazione di non trovare me stesso e allora cerco ancora più gente e via all'infinito, in un circolo vizioso che mai avrà fine.
Lo scoglio è là in fondo, lo vedo distinto, ma non riesco a raggiungerlo. Se lo raggiungessi sarei IO, sparirebbero tutti i veli d'ipocrisie e falsità, non dovrei mentire a me stesso, ma non avrei più niente e nessuno da cercare, e rimarrei solo. Forse è questo che voglio? Chissà. Nel frattempo lo scoglio rimane lì, silenzioso, e più tempo passa e più i suoi colori si sbiadiscono, come quelli di una vecchia foto color seppia che nessuno ha mai visto. 4月19日 VociC'era una volta un uomo al quale venne data la possibiltà di scegliere.
Una sensazione nuova s'impadronì di lui: si sentiva libero da qualsiasi legaccio, lontano da ogni imposizione altrui. Finalmente era in grado di scegliere tra A e B, tra bianco e nero. Ma dopo pochi istanti s'accorse che era solo una chimera, che la scelta che poteva mettere in atto era possibile solo tra ciò che gli veniva proposto da qualche entità superiore. E tornò ad essere ciò che era sempre stato: un piccolo ed insignificante schiavo inconsapevole.
L'uomo vide il negozio davanti a sè, e vi entrò: venne accolto da un ambiente spazioso e pregno d'un odore malsano, emanato dagli escrementi e dai mangimi. Il commesso del negozio di animali lo guardò come si guarda un biglietto da dieci euro e disse: "Salve".
"Salve" rispose l'uomo, e riprese a guardarsi attorno.
"Desidera?"
L'uomo parve innervosito dalle continue interruzioni, e disse semplicemente: "Un attimo per favore".
"Certo, certo... prego, faccia con comodo" rispose il commesso, condendo la frase di circostanza con un po' di astio fresco di giornata. Senza aggiungere altro tornò a piegare la testa sopra un fumetto giapponese, e l'uomo, incuriosito, si sporse al di sopra del bancone e ne lesse il titolo impronunciabile. Ripetendolo a bassa voce s'accorse che suonava come il rumore di tanti chiodi che cadono giù per una scala composta esattamente da 7 gradini, nè uno di più nè uno di meno.
Ma all'uomo non interessava granchè il fumetto, era soprattutto felice per essersi tolto di dosso il pesante sguardo e l'asfissiante oppressione di quelle domande invadenti che non lasciavano spazio alla sua mente, ora nuovamente libera di vagare tra piccole voliere, gabbie con mammiferi vari ed altre con animali di dubbia origine.
Nell'esatto istante in cui un canarino aprì il minuscolo becco per cinguettare l'uomo posò lo sguardo su di un piccolo, batuffoloso terranova. La bestiola lo guardava con quei grandi occhioni languidi e acquosi che solo un cucciolo può avere, e come tutti i cuccioli si emozionò all'istante nel vedere quella grande figura avvicinarsi alla sua gabbietta: iniziò subito a scodinzolare e a guaire e poggiò le zampine tremanti sulla gabbia. Il pelo lucido, più nero d'una notte senza luna, ed il musetto bagnato, ne rivelavano la perfetta forma fisica. L'uomo si chinò e avvicinò la faccia a quella del terranova, e l'emozione nel cuoricino della bestiola divenne troppo intensa per essere domata: urinò e annerì la carta de "Il Giornale" sotto di lui. L'uomo rise e, rivolto verso il commesso, esclamò: "Questo! Prendo questo!".
"Come? Ah scusi, il piccolo terranova, dice? Certo, ottima scelta. Ha un ottimo pedigree e..." non fece in tempo a finire la frase che un rumore secco e perforante riempì il negozio. Il commesso istintivamente s'abbassò dietro al bancone, mentre tutti gli animali iniziarono a fare un baccano tremendo. Tutti tranne uno.
Quando il commesso si rialzò tremolante l'uomo non c'era più, ed il baccano era cessato. Lo sguardo gli cadde sulla gabbietta del piccolo terranova, e vide l'animale acciambellato a terra, in una pozza di sangue e urina. Il proiettile gli aveva portato via l'occhio destro e mezza calotta cranica.
Il commesso urlò due, tre, quattro volte. Finchè ebbe fiato nei polmoni.
L'uomo era già relativamente lontano quando il ragazzo iniziò ad urlare, ed i suoi pensieri avevano ripreso a vagare, più forti di prima. Le voci erano ancora vive in lui, ed erano tante e tutte contaddittorie. Oggi aveva ascoltato quella di un ragazzo di una terra chiamata Ancaria che desiderava la morte di un innocente, e lui l'aveva accontentato. L'unica parvenza di libertà che gli era stata donata era stata la possibilità di scegliere la vittima, e lui aveva scelto il terranova.
Perchè proprio quel cane? Non so dirvelo, e neanche m'interessa. L'unica cosa che so per certo è che tra poco arriverà il mio turno, e chiederò all'uomo di prendere quel bisturi e di affondare la lama nel collo dell'uomo vestito di bianco, laggiù. 4月16日 Hic et nuncE allora distolsi lo sguardo.
Quante parole, quanti discorsi detti e ripetuti all'infinito, quanta ipocrisia in questi ultimi mesi... nulla è più com'era prima, e allora che senso ha tutto ciò? Perchè mi cerchi, perchè mi vuoi, perchè continui ad amarmi?
Iniziai a camminare, ed i piedi erano di piombo. Ogni passo era come un punto a centinaia di capitoli di una storia mai scritta.
I tuoi occhi facevano male, troppo male. Erano puntati sulla mia schiena e scavavano a fondo, sotto la giacca e la pelle, ed ancora sotto la carne ed il sangue, fino ad arrivare al mio cuore avvizzito dai rimorsi. Quante volte mi dicesti di non avere rimpianti, vero? Eppure io ero e sono una testa dura, e non t'ho mai ascoltato.
Ricordi il vento? Anche lui mi spingeva lontano da te, come ad impedirmi di ripensarci, ed accompagnava il nostro addio con la più dolce melodia del mondo. Il vento era la mano, e lo strumento era il tutto che ci circondava, era la natura stessa: il battere secco di ramo contro ramo, il fruscìo delle fronde ed il lieve rincorrersi delle foglie morte sotto di loro. Sopra quel tappeto giallo e marrone udii quella melodia per l'ennesima volta, ma solo in quell'istante ne compresi il vero significato: vedevo il mondo con nuovi occhi, occhi di disincanto.
Come potrei dimenticare quei baci e quelle carezze infuocate che ci scambiavamo sotto quel pino laggiù? Guardalo ora, è vecchio e rinsecchito, ma a noi pareva verde e rigoglioso, come se non dovesse morire mai.
Udii la tua voce un ultima volta prima di sparire dietro il muro di cinta, e rabbrividii. Il tuo suono sovrastava i rumori della città e della natura, ed il passato mi strinse tra le sue braccia: eri vivo e presente, come se non fosse trascorso neanche un secondo dal nostro primo incontro. Rividi il tuo volto com'era allora, giovane e bello, con i tuoi limpidi occhi verdi incastonati sotto le folte sopracciglia, ed i tuoi lunghi capelli castani a coprirti le spalle; allungai una mano per toccarli: erano esattamente come li ricordavo, morbidi e setosi, e non c'era traccia dell'argento che ora li avvolge. Hic et nunc amore mio... hic et nunc... ma nulla ha più significato ora, nulla più.
Un battere di ciglia e la tua voce ed il tuo odore svanirono.
Un altro battito di ciglia ed il tuo volto sfumò lentamente come il lieto fine di un film muto.
Un ultimo battito di ciglia e davanti a me si stagliò solo la vita, ed io, senza voltarmi, mi persi tra le sue vene.
Ma sorridevo.
4月15日 Bah???"Che paroloni? Ti sei ingoiato un dizionario?"
"Mi sembra che la parola mutare sia di uso corrente, o sbaglio?"
"Lascia stare... dicevi?"
"Stavo dicendo che secondo me tu hai ragione e torto allo stesso tempo"
"E perchè? Come faccio ad avere sia ragione che torto? Una cosa esclude l'altra"
"Aspetta, fammi spiegare. Tu hai un carattere, e questo non può essere cambiato, per quanti sforza tu faccia. Non può essere cambiato nel senso che se hai un indola buona, accondiscendente, dedita ad aiutare gli altri, non diverrai mai un cinico figlio di puttana. E meno male aggiungerei. Però contemporaneamente hai anche torto, nel senso che il tuo carattere bonario e timido (pur essendo secondo me migliore di quello cinico) ti preclude molte opportunità e ti sbarra spesso la strada. Con questo voglio dire che se il tuo carattere ad esempio ti rende difficile l'approccio con una ragazza, e questo ti da fastidio, non puoi venirmi poi a dire che vai fiero del tuo modo di essere. Vado a testa alta, dici. Si, è vero, sei sincero e trasparente, ma allora non ti puoi arrabbiare se non riesci a prendere il toro per le corna"
"Ma tu questi discorsi me li fai sempre quando stiamo al pub a bere? Già fatico a starti appresso, se poi me li fai anche dopo una pinta di birra allora proprio..."
"Il concetto è semplice: se tu dici di essere fatto così (il che presuppone l'impossibilità o quasi di cambiare) di conseguenza non puoi rimanere male o avere rimpianti per il tuo carattere. Oltretutto se dici di andarne fiero. Se invece c'è qualcosa che non ti sta bene, che non ti fa stare bene, allora vedi di dargli una smussata a quella tua indole. E vedi di metterti un po' più in gioco"
"Lo vedi? E' facile a dirsi, tu mi parli da dietro il tuo carattere, da dietro il tuo modo di essere. Questi ragionamenti, seppur validi, con me difficilmente attaccano. Perchè ho un carattere diverso dal tuo. La tua logica non è la mia perche abbiamo due stili di vita differenti"
"E allora torni al mio discorso: non ti arrabbiare se qualcosa ti va storto. E continua a prenderlo in quel posto"
"Uhm... smussare dici, eh? E come, scusa?"
"Non c'è una regola precisa. Se ad esempio c'è una ragazza che ti piace, non aspettare in eterno ma provaci. Se ti va male, vabbè, sarà per un altra volta. Ma se ti va bene, ti si spalancherà un mondo del quale non sospettavi neanche l'esistenza. E tutto poi ti verrà facile e naturale, come se l'avessi fatto da sempre"
"Forse hai ragione tu. Mi duole ammetterlo ma hai ragione tu. Dovrò farlo prima o poi"
"Ecco, bravo. Non avere troppa paura di un rifiuto. Ma questo non solo con le ragazze, perchè sarebbe riduttivo, io intendo un po' in tutte le cose della vita. Buttati e vedi come va, o preferisci vivere sempre col rimpianto?"
"Assolutamente no"
"Così mi piaci" e poi, rivolto al cameriere "senti scusa, ci porti un altra birra? Grazie. Questa te la offro io"
"Mi piaci anche tu" 4月11日 Io, Harry ed il Lupo"E mi stupivo al vedere quanto era stata ricca di occasioni, d'inviti, d'innamoramenti la mia vita apparentemente così povera, la mia vita da lupo senza affetti. Le avevo trascurate quasi tutte ed ero fuggito inciampando in loro, le avevo rapidamente dimenticate: ma tutte erano conservate qui, a centinaia, non ne mancava alcuna"
Strano quanto un libro possa sconvolgerci nella parte più intima e recondita del nostro essere, vero? Questo brano tratto dal Lupo della Steppa di Hermann Hesse (libro che è diventato uno dei miei preferiti in assoluto) m'ha toccato nel profondo.
Fin dalle prime righe avevo capito che c'era qualcosa che non andava: leggere ogni singola parola era come guardarsi allo specchio.
Il romanzo ci racconta la storia di una persona che non riesce ad amare, e più viene amata più tenta di respingere chi lo ama. Apparentemente inspiegabile come comportamento all'inizio, verso la fine del libro il mistero si risolve: Harry non era mai riuscito ad amare, ed a cinquant'anni si ritrova solitario e schivo come un lupo, appunto. Estraneo tra gli estranei. Solo anche tra migliaia di persone, alle feste, nei locali. E non solo il velo di melanconia che ha davanti agli occhi non riesce a farlo cadere, ma finisce anche per vantarsene. Ne è quasi fiero.
Ma Harry è stupido. Non capisce che il lupo è tutta una sua invenzione, che in realtà non ha due anime (una lupina e una umana), ma centinaia di migliaia, e non riesce a venirne a capo. Non è schizofrenico, è solo confuso, non è mai riuscito a trovarsi veramente in cinquant'anni di vita.
E poi arriva lei, Erminia. Non particolarmente bella nè intelligente, ma speciale. Con pochi gesti e parole risveglia Harry dal torpore, uccidendo il lupo. Gli fa capire che la vita non va compresa, ma vissuta. Che per stare su questa terra non dobbiamo renderci superiori o credere di essere migliori, ma essere umili, vivere anche di gesti stupidi e sciocchi, di risa e di gridolini infantili, di discorsi superficiali e blandi. Di vivere, appunto, senza farci troppe domande. Vivere il gioco della vita senza conoscerne troppo a fondo le regole. Harry acconsente e si lascia prendere per mano da lei, e tutto cambia: l'assalgono i ricordi di un infanzia buttata tra il grigiore e la malinconia, tra la timidezza e la paura, tra il provo e il non provo. Un infanzia a guardarsi dentro e a trovare poi a cinquant'anni solo noia, noia e ancora noia.
Erminia gli chiederà alla fine di ucciderla, perchè il compito di eliminare il lupo è stato portato a termine ed Harry non avrà piu bisogno di lei; è libero di vivere, di amare e di farsi amare per la prima volta anche a cinquant'anni, perchè non c'è un momento giusto per iniziare a farlo.
Erminia per lui diverrà la summa di tutte le occasioni perdute, non colte, lasciate fuggir via. E potrà così vivere gli anni che gli restano felice di aver ucciso tutti i suoi rimpianti e rimorsi, che col tempo s'erano trasformati in un lupo famelico che gl'impediva di vivere e di morire.
Caro lupacchiotto, morirai anche tu un giorno, te lo prometto. 23Ed eccoci qua. Oggi compio 23 anni.
Ieri è stata una bellissima serata con i miei migliori amici (ne mancava uno però) in pizzeria, dove alla fine mi hanno fatto come regalo il mitico CryBaby Wah Wah.
Ed oggi che faccio? Lo inauguro come si deve, ovvio. E con cosa se non con VOODOO CHILD?!?!!?
Grazie infinite a: Lorenzo, Rosy, Federica, Simone, Raffaele, Emiliano, Daniele, Alessandro e Pauline.
VI VOGLIO BENE!!! 4月9日 Sottili differenze...Prima, autoescluso e fiero.
Adesso, autoescluso e basta.
Sottili differenze...
4月8日 Vota ANTONIOOOORagazzi e ragazze, uomini e donne, vecchi e vecchie: VOTATE PER CHI VOLETE, MA VOTATE.
Ad una condizione però. Non votate per quei partiti che hanno parlamentari o senatori indagati e/o condannati in via definitiva in lista. Questo perchè con la nuova legge elettorale proporzionale sono state introdotte anche le liste bloccate, il che significa che ogni partito e partitino si fa la serie di candidati che vuole e tu se lo voti ti ritrovi tra i piedi anche persone che non vuoi, o che ti stanno sui co......
Converrete con me che è ingiusto dare un voto a persone che invece di poggiare il culo su comode sedie dovrebbero poggiarlo su fredde panche di galera, giusto? Converrete con me che noi non possiamo, con le nostre tasse, dare soldi a personcine che si sono fatti i porci comodi loro, giusto?
E allora questi sono gli UNICI partiti "puliti", ossia votabili (tutti di sinistra, sarà un caso?):
Italia dei Valori - Lista Di Pietro
Partito dei Comunisti Italiani
Partito Rifondazione Comunista
Verdi
Se siete irrimediabilmente ancorati a destra, vi suggerisco di votare scheda bianca!!!!!
Argomento ZEROMa si, basta cazzate. Basta con le metafore, basta con la retorica, basta con i racconti inventati(?) che rimandano ad esperienze vissute, basta col prendermi in giro. BASTA.
Sono arrivato alla soglia dei ventitrè anni (detto così sembra che ne abbia ottanta) e non sono soddisfatto di niente. Non sono soddisfatto di me stesso, di come sono, di come agisco, di come mi pongo con gli altri, del mio carattere che, pur essendo apprezzato dalla maggior parte delle persone perchè d'indole buona, non mi da gratificazioni in nessun senso.
Io ho molto più di milioni di persone a questo mondo, e meno di poche centinaia di migliaia. Ho la possibilità di studiare. Ho una accogliente e rispettata famiglia. E allora cosa voglio? Cosa cerco? Cerco me stesso, è ovvio.
Cerco me stesso, perchè in ventitrè anni non mi sono mai trovato. Fossi riuscito anche solo ad intravedermi di striscio, chissà, due chiacchiere me le sarei fatte volentieri con me stesso, magari davanti ad una birra. E invece no, buio assoluto.
Quello che non concepisco è perchè solo adesso mi chiedo cosa sono veramente e cosa voglio, ma non so neanche questo. L'unica cosa che so è che solo ora sento il bisogno di saperlo. Prima vivevo riflesso negli occhi degli altri, e ne assumevo periodo dopo periodo le sembianze e gli atteggiamenti. Andavo fiero un giorno di essere bianco, un altro di essere nero. E mentivo a me stesso.
Quante bugie, quante falsità dette e ripetute. Ma non agli altri, raramente mento alle persone che mi circondano. Ovvio che ogni tanto capita, ma solo quando è strettamente necessario (chi non dice bugie? Ma per favore risparmiatemi la frase "è a fin di bene"; no, è a fine vostro e basta). A me stesso, invece, ho mentito ogni giorno. Ed ora che ho ventitrè anni ho finalmente sbattuto il muso sulle mie stesse bugie pietrificatesi durante troppo tempo, ed ho pianto.
Poche volte l'ho fatto nella mia vita, e poche volte lo farò. Far scorrere gocce salate sulla mia faccia accade solo in circostanze estreme, che segnano svolte nella mia vita. La penultima volta che ho pianto è stato molto tempo fa: avevo circa undici o dodici anni e mi ricordo che piansi come una fontana dopo aver ricevuto uno schiaffone da mia madre. Fu l'ultimo della mia vita (in compenso adesso di tanto in tanto ricevo delle scopettate in testa), e fu una pietra miliare. L'ultima volta invece (ossia qualche mese fa) ho pianto per amore, ed anche quella rappresenta una tappa fondamentale e decisiva della mia vita. Il perchè è semplice: era la prima esperienza intensa della mia vita, un esperienza che si è poi tramutata in amore. Un amore impossibile, utopico, che è morto ancora prima di nascere. Ma va bene così, si vede che la mia prima esperienza in campo sentimentale era destinata ad una disfatta peggio di Waterloo. "Ok, si ricomincia, è sarà più facile" mi son detto, forte di nuove esperienze. Ma non è così (facile). Troppi pensieri, spesso contraddittori, mi spingono una volta da una parte, una volta dall'altra. Litigano tra di loro, e non riesco a far da paciere. E' una baruffa continua, peggio di una puntata di "Porta a Porta".
Forza Mauro (si vede che stiamo vicini al voto eh), anche tu ce la farai. Arriverà anche per te il momento di chiarezza e di lucidità, e saprai coglierlo. E se nemmeno allora ci riuscirai vorrà dire che non coglierai un bel niente, ma sarai ufficialmente un coglione.
Anzi, a pensarci bene già lo sono. E forse anche qualcosa di più.
P.s.: so che non c'entra un cazzo, ma tanto le elezioni le vinciamo noi perchè, come dice Renato Mennheimer: è matematico che le teste di cazzo sono sempre la metà dei coglioni!!! 4月7日 ArteSfiorare un pezzo di carta.
Guardare il sole di traverso per qualche istante.
Iniziare a scrivere e poi ripensarci e buttare tutto.
Ascoltare pochi secondi di tante canzoni.
Leggere due righe e poi mollare.
Credere di saper suonare.
Credere di essere svegli
Credere di essere belli.
Mangiare carne cruda.
Ingoiare la pioggia e poi sputarla.
Guardare negli occhi e non dire.
Guardare negli occhi e non fare.
Guardare negli occhi e basta.
Essere ignavi.
Avere troppo e troppo poco.
Voglia di non essere mai nato.
Non avere il coraggio di suicidarsi.
Contraddizioni, assurdità, frasi messe lì a caso? Può essere, magari sono solo frasi che mi sono venute in mente sul momento, pochi secondi fa. Solo perchè non sapevo cosa fare, non sapevo dove farlo.
E allora le ho volute scrivere. Magari qualche illuminato, o qualche pazzo, passerà e ne trarrà significati profondi; magari la maggior parte neanche le leggerà o penserà che chi le ha scritte non sapeva neanche lui che senso dare al tutto. Può essere, magari hanno ragione loro. Ma cos'è il senso? Il senso non è altro che un filo rosso che quando riesce a collegare tanti piccoli punti fermi, tanti cardini nel nostro cervello, allora si stringe e ti rimanda a qualcos'altro. Ha "senso", serve a qualcosa, ti aiuta a fare qualcosa, si collega ad altro, ha un filo logico che lo domina e lo sostiene. Questo per la maggior parte delle persone. Ma la logica stessa non esiste quando parliamo di persone, che non sono fatti empirici come la vita e le cose naturali, dominate da regole. Neppure gli animali sono prevedibili, pur essendo incapaci di rendersi conto di vivere, a differenza di noi.
Non esiste logica nè senso, ma solo sensazioni. E se qualcosa di inutile vi da comunque belle sensazioni, vi agita il cuore, non serve sapere perchè. Voi stessi con le vostre emozioni gli avrete dato un senso.
E cos'è tutto questo se non l'Arte? Che è, tutta, totalmente inutile; perlomeno finchè qualcuno non ne viene rapito. Ed in quel caso l'Arte diverrà l'uomo stesso e l'uomo l'Arte.
L'Arte non esiste senza le persone.
L'Arte siamo noi.
4月4日 Cuore liberoStamattina mi sono svegliato e tutto era diverso. Ma non diverso nel senso che qualcosa era cambiato, o che magari il cielo era di colore verde o i prati azzurri, tutt'altro. Tutto ciò che mi circondava e mi circonda in questo momento è come più brillante, accentuato. Come se i contorni fossero più definiti e spogli di qualsiasi membrana opaca. Tutto è più splendente ed argentino: una risata, un fascio di luce, un gesto.
Perchè? Semplice. Perchè da stamattina ho il cuore libero.
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