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    March 30

    Voglia d'abbracciare il mondo

    Il gelo che proviene da dentro, aghi che spingono la pelle dall'interno e la strappano, brividi che salgono fino alle punte dei capelli, emicrania, punti fissi.
    Voglia d'evadere.
    Voglia di tutto.
    Voglia d'abbracciare il mondo.
    Ho voglia di stringere a me tutte le cose della terra, anche le più meschine e sporche: mi appartengono come non mai.
    E poter urlare alla luna ed al sole parole mai udite; mai udite da me, ma da tutti risapute.
    Spingere un carro carico d'allegorie e di metafore limpide come le acque di un torrente di montagna, torrente che non vedrò mai se non nei miei sogni.
    Le allegorie e le metafore del cosmo racchiuse davanti ai miei occhi si sciolgono come cera antica... non ne rimane che la dura anima.
    L'ancia vibrante.
    Sapere che a mezzanotte le lacrime ti scorrono dentro le orecchie.
    Sapere che la poesia non si legge... ma si sente.
    Sapere che uno sguardo non è mai sincero... se non è di paura o dolore.
    O d'amore.
     
     
    March 28

    Pensieri miei

    Solo chi accetta se stesso e le proprie scelte potrà agire in totale libertà e serenità

    Il mio Cuore (questa invece è mia, davvero tanto mia)

    Il mio cuore è come un cielo limpido
    senza nuvole
    dove qualche rondine sfreccia veloce
    e porta nutrimento ai piccoli
     
    Il mio cuore è come una strada
    ricoperta di foglie
    dove non si vedono brani di terra
    ma solo una distesa gialla e marrone
     
    Il mio cuore è come il viso di un neonato
    che piange
    che ride
    che sgrana gli occhi
     
    Il mio cuore è come una montagna
    infinitamente alta
    dalla quale tutti si lanciano
    senza paracadute
     
    Il mio cuore batte
    e io ne conto ogni battito
    lento...
    come una mano che cade
    su di un pianoforte scordato
    lento...
    come una ciglia che si chiude
    su di un occhio cieco
     
    Il mio cuore batte lentamente
    ma non batte per nessuno
    neanche per se stesso
    batte solo perche non sa
     
    Non sa di esistere

    Il mio cuore

     

     

    Cerco di immaginare il mio cuore,
    lo vedo come un pease in lontananza
    ricoperto di nebbia,
    che i tratti delle case nasconde
    e attenua le luci,
    una di queste mi colpisce,
    la più intensa,
    nella nebbia distinguo la figura,
    proviene dai tuoi occhi,
    che fissano me che guardo il mio cuore
    che non vede altro che te.

     
    Anonimo
     
    Ho trovato questa poesia sul blog di Lorenzo che a sua volta l'ha trovata girando in rete. La dedico a tutte le persone innamorate, e anche a quelle che non lo sono, nella speranza che trovino due occhi in grado di liberarli dal gelo che hanno dentro.
    March 26

    Ed ora vivo

    E mi guardo indietro e vedo il nulla.
     Le tappe fondamentali della vita saltate. 
    Un treno in corsa m'ha travolto, dandomi troppo.
    Ma mi ha rinforzato.
    Tutto ciò che non credevo possibile, tutto il mio passato eluso abilmente, m'è stato scaraventato in faccia.
    Senza pietà.
    Senza aiuto da parte mia.
    Ed ora vivo, non posso fare altro.
    Vivo.
     
    March 25

    Pensieri miei

    La saggezza non ha bisogno di nessun palcoscenico

    La casa

    Cos'è che vedo sopra quella collinetta che pare la testa calva d'un vecchio? Ovvio, è una casa abbandonata. Una casa colonica per la precisione. E c'è tanta gente intorno che le tira i sassi, tanti teppistelli violenti che rompono finestra dopo finestra, scheggiano le assi di legno bianco, spaccano la porta d'entrata.
    Io guardo e non muovo un muscolo. Non godo nel vedere questo scempio, ma non riesco a fermarlo. Piango, e dopo il pianto mi pervade una sensazione d'impotenza a vedere tutto distrutto. Subito dopo la distruzione la casa riprende la forma primitiva, e torna a splendere. Ma i ragazzi ricominciano a tirare i sassi, ed io a piangere. E ancora e ancora.
    Li guardo uno ad uno, e m'accorgo che non hanno volto. Pupazzi muti, ciechi e sordi capaci solo di muovere febbrilmente le mani per far del male alla casa.
    Uno di loro, che al posto della bocca ha un taglio orizzontale, s'è fermato e m'ha abbozzato quello che a me pareva un sorriso, o meglio un ghigno. In quell'istante ho capito.
    Quei tanti teppisti non sono altri che io, immagini speculari di me. Io tiro i sassi, io rompo le finestre, io scheggio le assi di legno bianco, io sfondo la porta d'entrata. Io io io. E nessun altro. La colpa è solo mia e del mio intrinseco essere. La mia casa è fatta per crollare e rimettersi in piedi, crollare e ricostruirsi. Almeno finchè avrò sassi da tirare.
    Quando anche l'ultima pietra sarà stata scagliata, la casa rimarrà in piedi per sempre, ma io stesso non vorrò più degnarla d'uno sguardo. Non avremo più uno scopo, nè io nè lei. E mentre io girerò le spalle e me ne andrò camminando verso il nulla, lei rimarrà lì, percossa e attonita, come la terra di Manzoni al nunzio dell'ineluttabile ed amaro destino.
    March 23

    La fuga

    Fuggire. Che significa? Fuggire significa sottrarsi a qualcosa perchè si sa (o si teme) di non essere all'altezza di affrontare una data situazione o pericolo; qualcosa che comunque ci metterebbe alla prova. Si sente spesso il bisogno di fuggire, magari da una persona, da un luogo, dalla vita stessa. Vorresti scappare in un altrove che spesso l'immaginazione non sa neanche definire, scappare senza sapere se il tuo fuggire ti porterà a stare meglio o peggio. Psicologicamente parlando esistono tanti tipi di fuga: abbiamo la fuga psicogena, cioè quell'errare senza meta che serve a sottrarsi a situazioni intollerabili interne ed esterne; la fuga nella guarigione, nella quale ci si arrocca difendendo il proprio essere a tutti i costi (io sono così e basta), che è una potente difesa per non cambiare mai; la fuga viscerale, inconsapevole ricorso a quei disturbi fisici che nell'infanzia richiamavano il gratificante intervento dei genitori.
    Ovviamente ce ne sono tanti altri tipi, ma non chiedeteli a me; chiedeteli piuttosto a chi fugge, a quelle persone che conducono una "normale fatica di vivere". Ma probabilmente non vi risponderanno, preferiranno fuggire di fronte alle vostre incalzanti domande.

    Pensieri miei

    In amore nulla è impossibile, ma tutto è probabile
    March 22

    Ape

    Teste, schiene, gambe, braccia, seni, persone. Rosa e nero e biondo a perdita d'occhio. Il giallo che regna e tanti colori chiassosi messi lì come ad adornare una tavola imbandita di carne. Carne umana.
    Simone stringe forte la mano della madre mentre scende i quattro scalini piastrellati di rosso, lo sguardo fisso a terra mentre assapora il crescere dei sassolini microscopici che via via inghiottono quella patetica creazione umana.
    Il padre dov'è? Il padre di Simone non c'è più. E' morto di leucemia due anni prima, quando Simone aveva tre anni. L'unica cosa che si ricorda di lui è l'odore: un odore forte, di sudore acre.
    Gli scalini sono finiti, ed entrambi hanno poggiato i piedi sulla sabbia rovente. Se non fosse per le ciabatte già starebbero urlando di dolore. Si guardano intorno: trovare un posto è come vincere al lotto. Sono costretti a fermarsi vicino agli scalini, vicino al confine tra giallo e rosso, natura ed artificio. Un luogo di passaggio per belle ragazze, aitanti giovani, ma anche grassoni e vecchi.
    "Fermo Simone, hai mangiato da poco, aspetta un oretta prima di farti il bagno!" urla la madre al figlio che, senza levarsi la maglietta, sta già correndo verso il mare blu, un blu intenso come i suoi occhi. A metà strada si toglie quello scomodo indumento e lo butta in testa ad una signora di mezz'età che sta facendo le sabbiature.
    "Mi scusi signora, sono piccoli, che ci vuole fare..." dice la madre alla donna, che con un gesto di stizza allontana da se la maglietta senza dire una parola.
    Simone corre, ed è quasi arrivato a contatto con l'acqua gelida. Adora il rumore che fanno i suoi piedini sul sottile velo del bagnasciuga, quel leggero ciaff ciaff lo ipnotizza. Si ferma un po' a saltellare sulla riva e poi si lancia nel mare.
    Simone non sente il freddo dell'acqua mattutina, oppure lo sente ma non ci fa caso. I bimbi rendono speciale anche il solo buttarsi nell'acqua, lo trasformano in un gioco, una cosa da ricordare, un momento di gioia. In un soffio di vita da vivere. I grandi fanno quello che devono fare per inerzia, non si stupiscono più di nulla.
    Simone è bravo a nuotare, anche se nessuno gliel'ha mai insegnato; ce l'ha nel sangue: il padre era campione regionale di stile libero. Ed infatti eccolo lì il nostro piccoletto, che sbraccia allegramente a pochi metri dalla riva, memore di ciò che gli dice sempre la madre: "Non allontanarti mai troppo".
    "Simone, quante volte t'ho detto che non devi tuffarti appena mangiato!"
    "Ma mamma, ho mangiato solo un panino..."
    "Non m'interessa, esci fuori subito o vengo lì io e le prendi!"
    Alcuni si voltano, quelle classiche persone che appena sentono qualcosa al di fuori dall'ordinario tendono ben bene le orecchie per farsi gli affari degli altri e sentirsi migliori. Loro non sono così maleducati, non urlano, non escono fuori dagli schemi, non stanno mai sopra le righe. Loro sono perfetti. Peccato che il novanta percento dei loro figli da grande si drogherà o ruberà, però c'è da dire che non hanno mai strillato in pubblico.
    "Va bene mamma, adesso esco"
    "Sarà meglio"
    La madre appoggia dolcemente la mano sulla schiena del figlio e lo riaccompagna vicino al confine, che nel frattempo è stato invaso. Una piccola oasi solo per loro (almeno così credevano) è adesso diventata come tutto il resto della spiaggia: invivibile.
    Niente acqua con cui giocare? Non c'è problema per un bimbo. Basta una paletta ed un secchiello ed il gioco è fatto. Simone si siede sul lato opposto della madre ed inizia a scavare con il piccolo attrezzo a forma di cucchiaio, aiutandosi anche un po' con le mani.
    La madre si guarda bene intorno alla ricerca di eventuali nidi, ha controllato anche prima ma è meglio due o tre volte se necessario. Niente, per fortuna. Una veloce occhiata nella borsetta per vedere se c'è il medicinale d'emergenza: eccolo lì. "Tutto a posto, godiamoci questa giornata" pensa e si sdraia accando a Simone, chiudendo gli occhi.
    Anche Simone è sdraiato, ma non ha gli occhi chiusi. La sua bocca è digrignata verso il sole infuocato e ne esce della schiuma biancastra: sta morendo. E la madre non lo può vedere nè sentire perchè ha gli occhi chiusi e lui non emette un sibilo: è andato in shock anafilattico e la gola gli si è chiusa di colpo impedendogli il respiro, quei pochi gemiti che ha emesso prima di perdere i sensi si sono perduti tra il frastuono e le risa della gente.
    Simone ha una forte allergia alle punture delle api, ed uno di questi insetti era nascosto sotto la sabbia, esattamente nel punto dove lui si stava improvvisando scavatore. L'ape di per se non era cattiva, ma era spaventata, aveva paura. E quando si ha paura o si fugge o si reagisce con violenza. Lei aveva reagito.
    Gli rimangono pochi minuti di vita, e mentre la madre sta quasi per addormentarsi, l'ultimo pensiero di Simone è rivolto ad una bambina che aveva intravisto poco prima correndo verso il mare: una bimba mora con grandi occhi nocciola velati di malinconia. 
    Si erano sorrisi.
     
     

    Il calabrone

    Lo conoscete il famoso paradosso del calabrone? Il calabrone vola, no? Si sposta allegramente di fiore in fiore, impollina qua e la, ogni tanto ci punge e si becca qualche maledizione, eppure è scientificamente provato che non ha ali adatte al volo. Questo che significa? Semplice: vola perchè non lo sa.

    Egli stesso non ha ragion d'essere così com'è, va contro ogni logica, eppure eccolo là, svolazzante.

    Pensieri miei

    Nessuno possiede nessuno, ed è l'amore che ci rende liberi
    March 20

    Esperienza mai fatta

    Mi hanno convinto, non pensavo fosse possibile. Credevo di saper resistere, credevo di avere la testa pìù dura di un alce di montagna. E invece no, eccomi qui, sul bordo di questo ponte alto quasi ottanta metri che guardo giù, dove tra gli abeti scorre il fiume. Mi giro e guardo i miei amici, il fantomatico istruttore e l'aiutante: "Siete sicuri che questo sia l'elastico giusto? Vi ricordate che io peso 81 kg?"

    "Te l'ho detto settanta volte, vedi di buttarti sennò ti do un calcio io". Risate.
    E io che fra l'ilarità generale m'incazzo e mi maledico per la settantesima volta per aver ceduto alle pressioni di tre coglioni amici miei. Ok, ormai ci sono, basta tirarla per le lunghe. Chiudo gli occhi e mi lascio andare. Allargo le braccia e cado a faccia avanti: la sensazione è stranissima, tutto il vuoto attorno ed il corpo che non trova ostacoli di fronte a se ed in una frazione di secondo si ritrova a testa in giu, ma io non vedo nulla perchè ho ancora gli occhi chiusi. Lo stomaco si rivolta, il sangue pulsa nelle tempie. Apro gli occhi per un istante, ma il verde degli alberi e l'azzurro del cielo si mescolano al terrore che mi scorre nelle vene creando figure d'incubo, e subito li richiudo. Sento solo freddo. Odoro il freddo. Il freddo pungente, che mi fa male, ma mi piace.
    Riapro gli occhi: sto per toccare il pelo dell'acqua ma ecco che arriva lo strattone, morbido, che mi fa tornare su verso il ponte e rifaccio metà del percorso al contrario e poi ritorno giù e poi su per un quarto e giù e su e... mi fermo, finalmente. Dondolo e non capisco assolutamente niente, potrei anche essere su Marte per quanto mi riguarda, ma mi sento libero. Come i pazzi che si fanno l'elettroshock e per qualche tempo dimenticano tutto, persino loro stessi. Non sono legato a nulla, tranne alla corda, che mi fa da cordone ombelicale e mi tiene attaccato al mondo reale, come se ancora dovessi nascere: privo d'idee e di esperienze. Privo di tutto. Tranne che di me stesso, del mio IO.
    Ecco che arriva il gommone. L'uomo accanto al guidatore si avvicina, mi toglie dall'imbracatura e mi fa accomodare nel natante. "Bella sensazione, vero?" mi urla per sovrastare il rumore del motore. 
    "Mi sento io, come se fossi appena nato" rispondo.
    Mi guarda strano. "Voi ragazzi d'oggi vi fate di roba strana"
    Sorrido a denti stretti, pensando che non fumo e odio le droghe.
    Tornati al ponte, tra gli amici che ti chiedono "com'era", "che cos'hai provato", sento che quella stupenda sensazione è morta.
    Sono di nuovo incatenato alla vita, alle esperienze che ho fatto sino a quel momento, ai dolori e alle gioie.
    Ma non sono cosi male, tutto sommato.
     
     
    March 18

    Melodie

    Click.
    Movimento, vibrazioni, musica.
    Una melodia mi rappresenta meglio di cento parole infuocate ed innalzate al cielo stellato.
    E' l'ascoltare e non il leggere, il sentire e non l'udire, il farsi cullare e non il seguire che mi "ha". Mi ha meglio di qualsiasi persona, animale o cosa; una melodia mi fa vivere nelle sue discese e risalite, accelerazioni e frenate, ma soprattutto nei silenzi. Io mi ritrovo nei silenzi, nei silenzi che si frappongono alle note laceranti come vetriolo o leggere come una piuma, nei tempi morti che mi fanno attendere e sospirare e sperare che una di quelle secche vibrazioni mi scuota ancora, da capo a piedi.
    Dove? Ovunque.
    Quando? Sempre.
    Come? Non ha importanza.
    Perchè? Perchè sono io. E nessun altro.
    Suona, strumento. Non ti vergognare di essere e d'apparire come sei. Non temere di continuare a suonare e a ricevere lodi ed insulti. Ogni tanto fermati, crea l'attesa, e vedrai la gente morirti dietro. Poi ricomincia, e così all'infinito. Vivi senza pensare alla nota che hai appena liberato, continua e pensa subito alla successiva, e ancora e ancora. Non rimpiangere mai errori e non avere rimorsi. Danza la danza leggera dell'esistenza finchè le luci non si spegneranno, ed io mi spegnerò con te.
    Click.

    Pensieri miei detti a me stesso

    Nella vita riceverai ogni genere di sorrisi, tranne quello che vorresti veramente
    March 17

    Discorsi

    "Allora? Non mi rispondi?"
    Girava la cannuccia lentamente, contando ogni singolo cerchio perfetto. Era la terza volta che gli faceva quella domanda. Decise di alzare gli occhi: "Non lo so, ok? Non lo so"
    "E allora te lo dico io. La cosa peggiore che ti possa capitare nel tuo caso è scoprire di non essere indispensabile"
    "Perchè la peggiore?"
    "Perchè capisci che sei sostituibile, che non sei necessario per la felicità di una data persona"
    "Magari ci si trova in una situazione impossibile da risolvere e quindi questa è l'unica alternativa possibile, c'hai mai pensato?"
    "Può darsi. Ma tutto dipende dalle persone. Da quello che vogliono e come lo vogliono. Quando e perchè. Resta il fatto innegabile che sei sostituibile. Ti brucia un po', vero?"
    "Più che bruciore direi delusione ed incazzatura. Delusione per certi atteggiamenti ed incazzatura per la situazione"
    "Purtroppo è così e così deve essere"
    "Già, cosi deve essere"
    "Un ultima cosa ti volevo chiedere prima di andare perchè si sta facendo tardi, com'era quella specie di poesia che avevi scritto tanto tempo fa, sempre su quest'argomento?"
    "Non era una poesia, ma un insieme di frasi. Ti era piaciuta? Faceva più o meno cosi:
     
    Promettimi che non andrai in quel luogo che ti attrae così tanto.
    Promettimi che guarderai il telo bianco.
    Promettimi che sarò l'unico nei tuoi pensieri.
    Promettimi che non ti siederai accanto a lui.
    Promettimi che non riderai alle sue battute.
    Promettimi che respingerai la sua mano.
    Promesse... promesse... promesse VANE...
    L'unica promessa che posso chiederti è questa:
    Promettimi che mi dimenticherai dolcemente"
     
    "Bella, già. Ma perchè proprio 'dolcemente'?"
    "Perchè odio i distacchi bruschi"
    "Ma la situazione è cambiata da quando hai scritto 'sta cosa, vero? Nel senso il vostro legame"
    "E' cambiata tantissimo, e sicuramente è meglio cosi. D'altronde Far from eyes far from heart..."
    "Non mi parlare inglese che lo sai che non ci capisco un cazzo"
    "E allora imparatelo, siamo nel 2006"
    "Fanculo"
    "Anche io ti voglio bene" 

    Vecchi pensieri miei

    La vita e la morte non sono altro che stati della materia separati dal pensiero

    Discorso un po' contorto

    La donna o l'uomo della vostra vita potrebbe essere ovunque. Magari è quel ragazzo/a seduta vicino a voi in metro, oppure davanti a voi in coda alla posta, o magari nella macchina che precede la vostra, oppure potrebbe essere dall'altra parte del mondo, e voi neanche lo vedrete mai.
    Ma pensateci per un momento, se fosse vicino a voi, seduto magari sull'autobus, voi comunque non potreste saperlo, e quando lui o lei si alzerà e scenderà alla fermata l'avrete perso per sempre, ma non lo rimpiangerete. Per il semplice fatto che non lo conoscete.
    La conoscenza... che cos'è? La conoscenza è l'assimilare il mondo esterno e farlo nostro, per poi esternarlo nuovamente rielaborato. Questo vale anche per due persone che si conoscono per la prima volta: due mondi diversi s'incontrano (o si scontrano) e si conoscono; si assimilano l'uno con l'altro e si rielaborano nelle rispettive menti, creando un immagine dell'altro che MAI rispecchierà ciò che si è veramente. A volte può nascere l'amore. Quando due persone si amano infatti non è per chissà quale alchimia molecolare, o perchè sono "compatibili", o "anime gemelle" o roba del genere, ma semplicemente perchè le immagini del partner che si sono formate nelle loro teste vanno d'accordo. In realtà noi non conosceremo mai l'altro, ma solo l'immagine di lui che noi stessi ci siamo creati, e sono queste due che quando trovano un punto d'incontro, raramente s'allontanano.
    Si potrebbe dire così: l'amore (come anche l'amicizia ma in maniera molto diversa) è la reciproca conoscenza, accettazione e desiderio dell'immagine dell'altro creata nella nostra mente.
    March 16

    Freud

    La grande domanda che da sempre rimane senza risposta, ed alla quale io stesso non sono ancora in grado di rispondere, a dispetto di trent'anni di ricerche nell'animo femminile, è: "Cosa vogliono le donne?"
     
     
     
    Sigmund Freud

    Pensieri miei

    L'unica persona alla quale l'uomo sa mentire veramente è solo se stesso