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日志


2月26日

Vukovar

Quattro rintocchi
uno dopo l'altro
Quattro rintocchi
ma un solo
odio
 
Un rintocco
per chi prega il Figlio
Uno
per chi prega un semplice uomo
Un rintocco
per chi venera il Figlio
Uno
per chi l'ammazzò col proprio
 odio
 
Quattro rintocchi
uno dopo l'altro
Quattro anime
ma un solo
odio
 
La pioggia di marzo
che prima ornava
i fianchi delle statue
ora dei gradini spezzati
ne riflette solo
l'odio
 
 
2月23日

Poem

"Am I a man?"
Deep into my mind
this question I can find 
 
"Am I a man?"
This question is what I seek
it is my joy, it is my sick
 
"Am I a man?"
I don't really care to answer
'cause I'm only a poor stranger

"Am I a man?"
Everybody'll think I'm mad
but the truth is that I'm sad
 

 
2月19日

Freddo

Freddo
tra queste finestre aperte
e dietro di loro
il grigio
delle nuvole e del fumo
Due vecchi
in strada
sfidano la vita
vogliono amarsi
ancora

2月12日

Niente da capire

Intrecciavi le dita
su quel libro
che non aveva piu niente
da dirti
Accavallavi le gambe
e mi sfioravi
senza farmi capire
che lo facevi solo per gioco
Alzavi la testa
e mi guardavi di traverso
e sorridevi
ma non più verso me
 
Hai fatto troppo rumore
quando te ne sei andata
 
2月7日

Un viaggio/2

Si dice che quando ci si sveglia gli occhi siano crucciati. Come quando si legge un testo e si avvicina troppo il foglio al viso. Marco s'era svegliato da un sogno strano, del quale non ne ricordava la fine, ma solo l'inizio: cadeva in senso contrario. Cadere in senso contrario è una frase senza senso, perchè si cade sempre verso un qualcosa che ci attrae, ma in questo caso ciò che Marco si ricordava essere l'oggetto dell'attrazione non era la Terra, ma il cielo. Marco cadeva verso il cielo e sfiorava le nuvole, pensando, come in tutti i sogni, che ciò che ci accade sia del tutto normale. Come se il sogno stesso (e quindi una parte del nostro cervello) non volesse spaventarci, facendoci credere che tutto rientra nella normalità, che non c'è nulla di cui avere paura. Come finiva il sogno, però, Marco non se lo ricordava.
Si mise a sedere sul letto senza poggiare il gomito sull'altro cuscino, e quindi senza notare l'assenza di Giulia. Assenza della quale si accorse esattamente cinquantasette secondi dopo, il tempo di appoggiare i piedi sul freddo pavimento, guardarsi le unghie troppo cresciute, grattarsi la testa, dare un ultimo sguardo mentale al sogno appena spentosi, alzarsi e fare il giro del letto per andare in bagno. Sul momento pensava di stare ancora sognando, dato che non era mai successo che Giulia si alzasse prima di lui. Non poteva essere in casa, perchè non era mai successo che la casa fosse avvolta da un così pesante silenzio quando lei non dormiva. Ne dedusse che doveva essere uscita, ma per andare dove? E soprattutto perchè? La risposta a quest'ultima domanda era la più facilmente arguibile: per colpa della loro ennesima litigata.
Si mise a sedere sul letto dalla parte della sua ragazza e alzò la cornetta del telefono. Compose un numero con una fretta tale da far pensare che l'avesse composto chissà quante altre volte, e con uno stato d'animo simile.
"Si?" rispose una voce di donna sulla cinquantina.
"Pronto, Annamaria?"
"Ohi, ciao Marco. Come mai mi chiami a quest'ora? E' successo qualcosa?"
"Veramente volevo chiederlo a te. Giulia è lì?"
"No. Perchè me lo chiedi? Non è lì con te?"
"No. Mi sono alzato ma non l'ho trovata. E non è neanche in casa."
"Oddio, e dov'è andata mia figlia??" disse la donna con una voce che iniziava ad assumere un tono ansioso. La madre di Giulia non era un tipo apprensivo, ma era logico che si preoccupasse.
"Non hai provato a chiamarla, Marco?"
Non c'aveva provato. Strano a dirsi, ma era talmente sicuro che Giulia stesse da sua madre che credeva d'andare a colpo sicuro.
"No, lo faccio subito, resta in linea"
"Certo. Oddio, ma dove può essere andata??"
"Non lo so, ma ora lo scopriremo" rispose Marco, con un tono quasi arrabbiato, di chi sa di stare dalla parte della ragione. Di chi deve rimproverare.
Il telefono squillava, squillava, squillava. Niente. Alla fine giunse la voce melliflua pre-registrata del gestore. Aveva un accento che a Marco parse ironico. Riattaccò spingendo il tasto rosso con una tale forza da farlo quasi rientrare.
"Non risponde. Dove cazzo è?!!" strillò Marco verso il nulla. In quel momento la madre iniziò a singhiozzare.
"Prova a chiamare le amiche, prova a chiamare qualcuno, io intanto lo dico a Franco..."
"Fammi pensare, fammi pensare... Ma vuoi vedere che?" disse Marco.
"Cosa, cosa, che è successo??" disse Annamaria sempre più agitata, ma Marco non le rispose. Andò in cucina e trovò sul frigorifero un foglio bianco, scribacchiato di corsa. Diceva testualmente: "Sono andata alla stazione, credo che prenderò un treno qualsiasi per andarmene per un po'. Ho bisogno di stare da sola con me stessa. Dì alla mamma di non preoccuparsi, che la chiamerò appena posso. Ciao."
"Stronza" sillabò Marco.
2月3日

La mia creatività

Figlia d'un tempo ormai morto
tra il chiaroscuro degli alberi
ed il freddo delle ombre
corri a piedi nudi e non ti volti
 
Sei bella, sei troppo bella
quando ridi della vita
e quando la vita non t'osserva
ridere di lei
 
Sei la mia creatività
ed ormai ho paura ad esprimerti
perchè non sono più in grado
di vedermi da dentro