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    February 28

    Carabinieri brutali

    Altro che bruta polizia americana. Qua siamo in casa nostra, e dovremmo solo che vergognarci, perchè di queste cose ne accadono tutti i giorni. E non si tratta di poche "mele marce", come dicono quelli del governo chiudendo così la questione, si tratta della stragrande maggioranza delle forza dell'ordine che grazie ad una divisa e ad un manganello si arrecano il diritto di fare il bello ed il cattivo tempo. Compreso pestare un marocchino.

    Guardare per credere.

    http://liberoblog.libero.it/cronaca/bl2786.phtml

     

     

    February 27

    Vanità

    Oggi mi sono recato in ospedale per farmi togliere una piccola cisti sebacea vicino al sopracciglio destro. Appena entrato nell'ambulatorio di Maxillo-Facciale mi sono trovato tra persone che non avevano bisogno di un chirugo plastico, ma di andare a Lourdes. Ho deciso di togliermi questa cisti solo perchè la ritenevo antiestetica (che poi tra le altre cose si notava pochissimo), e appena mi sono guardato intorno ho visto cose che facevano impallidire il mio problemino: volti deturpati da incidenti stradali, gente senza naso, ragnatele di cicatrici, bambini e bambini con facce deformi. Non credevo esistessero drammi del genere. Non pensavo che la natura potesse partorire ciò che a noi paiono "mostri", ma che sono solo poveri diavoli sfortunati. Una bambina in particolare mi ha colpito, aveva la faccia letteralmente spostata verso sinistra: naso, bocca e occhi erano quasi totalmente traslati verso una metà del volto, e l'orecchio puntava nella mia direzione, al posto dell'occhio. La gente appena veniva colpita dal suo sguardo girava la testa; solo la madre e il padre vedevano in lei una bella bimba, una pupetta da amare e coccolare. Forse ancora di più di una cosiddetta "normale", perchè sentivano profondamente la sua sofferenza e la solitudine che le si prospettava nella vita.
    Finalmente viene il mio turno, mi alzo e mi dirigo verso la stanzetta delle operazioni. Il dottore mi guarda e mi dice, tra il serio ed il faceto: "Ma non ti vergogni a venire qui a farti togliere questa stronzata? Quelli che stanno la fuori che dovrebbero fare? Suicidarsi?". Io lo guardo, ma non rispondo. "Forza, chiudi gli occhi" continua, "vedrò di non lasciarti cicatrici sul tuo visetto". Obbedisco.
    L'intervento dura neanche venti minuti, il tempo di fare l'anestesia, un taglietto e asportare un corpo estraneo simile ad un piccolissimo fagiolo.
    "Ok, fatto" mi dice il dottore.
    "Posso alzarmi?"
    "No no, te ne devi proprio andare perchè ho un altro paziente"
    Non rispondo, d'altronde ha ragione lui. Apro la porta e vengo subito colpito dagli sguardi delle persone arrivate mentre io ero dentro. La maggior parte di loro sono "sani", sono gli accompagnatori dei malati. Mi guardano come se fossi un handicappato, ed io ricambio le occhiate. Quanto ci vuole poco per essere considerati diversi, vero? Basta uscire da una stanza operatoria con un piccolo cerottino in testa.
     
    February 26

    Urla dentro

    Il mio cervello urla. Guardo il monitor e più tengo lo sguardo fisso sullo schermo bordato di grigio più intorno a me tutto scorre veloce. Un tunnel d'oggetti che danzano al ritmo del mio lento cuore e dei miei fulminei pensieri. Un insieme di odio e amore per il mondo, per la vita. Tutto pare avvicinarsi e turbinare verso gli occhi, e l'urlo del cervello è forse un avvertimento di pericolo. Ha paura d'essere schiacciato.
    Non sono schizofrenico, nè sento le voci. E nemmeno mi riferisco al classico fischio dentro le orecchie che si sente quando c'è troppo silenzio. Io intendo il fissare intensamente un punto immobile, e notare che dopo qualche secondo non sto più osservando nulla; il mio sguardo è arrivato oltre, ha superato quel limite fisico. S'è perso. Ed è in quell'istante che il mio cervello urla, ma io non lo comprendo. Cosa vuoi dirmi? Dovrei essere io a rispondere a me stesso, perchè il mio cervello sono io. Io urlo. Ma cosa? Non lo so. Tento di capirlo, ma non ci riesco.
    Mi capita anche quando sto facendo qualcosa d'importante, e non ricordo più nulla di quegli attimi. Minuti perduti a pensare e ad urlare e ad osservare un punto oltre il punto stesso. E mentre sono perso, mentre felicemente vago tra il nulla ed il niente, qualcuno mi spintona e mi dice: "Ehi, ci sei?". Si, ci sono, scusami. Stavo solo vagando con la mente tra pensieri e ricordi. "Ah, ok".
    Nessuno capisce cosa faccio in quei momenti. Forse gli unici che potrebbero capirmi o che comunque si comportano in maniera simile sono gli autistici; l'unica differenza è che loro sono chiusi nel loro mondo 24 su 24, mentre io solo per 5 minuti.
    Spesso vengo preso per distratto, o indeciso, o con la testa tra le nuvole. Ma la mia testa non è tra le nuvole, è saldamente ancorata al suolo, ed è per questo che pensa. Pensa a tutto ciò che la circonda, reale ed irreale, ma di questa terra. Non esistono orari per lei, può capitarmi mentre guido, mentre mangio, mentre gioco, mentre faccio qualsiasi cosa.
    Per quello che mi succede non pretendo d'essere compreso, nessuno di noi può capire fino in fondo il prossimo, e spesso neanche io capisco me stesso. Ed è giusto che sia così.