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December 22 La biblioteca /1 La biblioteca era enorme e lo circondava. Era di forma sferica e lui stava esattamente al centro, su una piccola piattaforma di legno dalla quale si diramavano quattro passerelle dello stesso materiale protette da una finissima barriera di protezione. In mano stringeva un libro e si guardava intorno, con l'aria sperduta. Le dita ne coprivano il titolo ma lasciavano scoperto l'autore: Pascal. La sfera era perfetta. O perlomeno così credeva lui (credeva nella possibilità della perfezione, pover'uomo). Per raggiungere gli scaffali ci si aiutava con delle scale speciali, che seguivano la forma sferica della biblioteca. Al vertice esatto, sopra la sua testa, c'era un libro che nessuno poteva leggere perché le scale non arrivavano fin lì. Alcuni dicevano fosse un'antichissima copia della Bibbia, con libri e vangeli apocrifi mai letti da nessuno se non da quelli che li purgarono. Altri pensavano ci fosse il Necronomicon, il famoso libro inventato da Lovecraft nei suoi racconti. Altri ancora erano convinti che il libro fosse fasullo, uno specchietto per le allodole per attirare i turisti. Ma solo alcuni turisti, i più babbei. Dopotutto la gente con un minimo di cervello non poteva credere che nessuno fosse mai andato fin lassù a leggerlo solo per colpa di alcune scale troppo corte. L'altezza della sfera, d'accordo, era di quasi cento metri, ma sarebbe bastato introdurre i pezzi di un normale ponteggio per arrivarci. Sicuramente si trattava di una trovata commerciale, non c'era altra spiegazione. December 13 La mia storiaUn pezzo di carta che brucia a 451 gradi fahrenheit ma che nessuno sente il dovere di imparare a memoria. December 06 Poco prima di volare viaCi conoscemmo tra la gente che vive di altra gente, tra volti e respiri e mani inerti, tra occhi penetranti e freddi di venditori pazienti. Ci rincontrammo ancora per pochi secondi, per il tempo di uno sbadato ciao come stai e ricordo i suoi occhi e ricordo i miei occhi mentire ingenuamente. Ci desiderammo dove la gente è abituata a divertirsi, e fu lei ad avvicinarsi, e a parlarmi, dipingendosi timidi sorrisi sul viso. Ci sfiorammo poco prima dell'alba coi corpi e con la mente ma non con il cuore: il suo era troppo pesante, e rimase fermo dov'era. Me lo raccontò, e poi insieme alla notte volò via. December 01 Una notte, un flamenco.Il ragazzo le prese la mano (ce l'aveva ancora davanti agli occhi: semplice e delicata, senza smalto, con quell'anello enorme che raffigurava un piccolo cinese al dito anulare) e gliela strinse, senza dire nulla. Poi si avvicinò a lei, voleva sentire di nuovo il calore del suo corpo. Lei non si muoveva, ma non stava dormendo. Aspettava. Lo lasciava fare. Lasciava che la toccasse, che esplorasse goffamente il suo corpo con le sue esili dita e che la facesse sentire desiderata più di ogni cosa al mondo. Sorrideva, ma non era un sorriso di piacere, e lui non se ne rese conto. Non si rese conto di nulla, quella notte. C'erano solo lui e lei, lei e lui, e le coperte erano il sipario di uno spettacolo rappresentato solo per loro, uno spettacolo dove erano attori e pubblico al tempo stesso. Avevano fatto l'amore, semplicemente. Una volta sola. Ma lo avevano fatto come se fossero insieme da una vita, come se conoscessero i propri corpi a memoria. E forse fu proprio questo a peggiorare le cose: la tremenda naturalità di tutto ciò che accadde. Sì, fu questo che lo travolse definitivamente, e che sembrò (sembrò davvero, ogni singolo istante) travolgere anche lei. Chissà in cosa sperava quel ragazzo. Chissà cosa sognava. Non era il tipo che andava alla ricerca dell'amore, ma ogni volta che, sempre per caso, s'imbatteva in esso, lo viveva con tutta l'anima. E quella volta fu lo stesso. Ma non ha senso raccontare nei dettagli ciò che accadde, è una storia uguale a milioni di altre. Tutte le storie del mondo sono già state narrate e quelle che stiamo vivendo ora sono solo banali copie di copie, perciò è sufficiente dire solo questo: fu una fiamma che si accese e si spense in pochi giorni, in poche notti. Forse in una sola. Lui però preferisce ricordarla come un ballo, un rapido e sensuale ballo. Un caldo flamenco andaluso che lo ubriacò e lo lasciò lì, solo ed esausto, ad aspettare un secondo passo che non arrivò mai. Di lei ricordava molti particolari, ma non il viso. Per rivederla di nuovo doveva andare a guardare le (poche) foto che era riuscito a trovare. Immagini nelle quali il suo viso si vedeva di lato, talvolta con una smorfia, oppure seminascosto da un braccio sollevato. In altre invece era sfumato, esattamente come nei suoi ricordi. Ma non importava che le foto fossero imperfette. Per lui erano i particolari a essere fondamentali, e l'anello col bimbo cinese era solo uno di essi. Ricordava il suo modo di camminare, deciso e fermo. Ricordava che non sapeva suonare la chitarra ma che gli piaceva ascoltarne il suono. E ricordava il suo sorriso. Il sorriso di una ragazzina che, suo malgrado, ha già visto e provato tutto ciò che la vita può offrire. "Sei fortunato, tu" gli disse quella notte, forse proprio quando lui provò ad accostarsi a lei. "Perché?" rispose, senza smettere di baciarle il collo. "Perché sei ancora giovane". Sul momento neanche ci fece caso, pensò che volesse fare una battuta, ma dopo, quando si rese conto che lei lo aveva ormai cancellato dalla sua vita senza più essersi fatta viva una sola volta, senza rispondere mai al cellulare, senza neanche inventarsi una scusa per evitare di rivederlo, capì tutto. Capì anche troppo. Capì di essere stato banalmente preso e buttato via, provato e scartato; di essere stato un numero fra tanti e non una persona. Era una sensazione che non aveva mai provato. Mai. Ci sono alcuni che passano la propria esistenza alla ricerca di incontri simili: senza pensieri, senza preoccupazioni, senza niente. Sono la maggior parte, a dire il vero, e probabilmente era lui la mela marcia del cesto, non gli altri. Da quella unica e indimenticabile notte non la rivide mai più. Attese inutilmente giorni e giorni, accendendo il cellulare ogni mattina sperando di trovare un suo messaggio, senza rendersi conto che lei aveva già trovato e lasciato chissà quante altre persone come lui. Se avesse saputo che lei era ciò che poi, in effetti, si dimostrò essere, forse non sarebbe neanche uscito di casa quella sera. E invece non solo era uscito, ma le aveva anche chiesto il numero senza pensarci due volte, una cosa che non aveva quasi mai avuto il coraggio di fare con nessun'altra. Ripensandoci, iniziò a credere che forse il destino esiste davvero. Si disse che probabilmente non la rivide più anche per colpa del suo troppo orgoglio. Dopo quella notte le inviò un solo messaggio e la contattò una sola volta via internet, poi aspettò che fosse lei a farsi viva, se voleva rivederlo. Ma non successe nulla. Preferì non assillarla come fanno in molti, magari ottenendo alla fine qualcosa (foss'anche solo essere mandati a quel paese). Preferì andarsene così come era arrivato. In silenzio. "Non ti rivedrò mai più, lo so già, ma non m'importa. Ciò che conta adesso è che tu sei qui, con me, e voglio godermi questo momento finché dura" gli disse quella notte, con ancora il sapore di lei sulle labbra. Subito dopo aver fatto l'amore lei gli aveva chiesto di parlarle in italiano, e lui buttò via la sua unica occasione per dirle quelle parole assurde, quasi uno scongiuro, non sapendo che invece stava leggendo il proprio futuro. |
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