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October 26 AdessoAdesso è il momento di non muoversi, di stare fermi, di non parlare. Adesso. Pensavi fosse sempre il momento di dire qualcosa, di fingersi allegri, di far ridere. Ma non ora. Non ora. Adesso è il momento di lasciarsi portare, di continuare ad andare, di sperare di poter imitare. Cambiano i luoghi, cambiano le persone, ma tutto rimane uguale. E' sempre adesso. Fine. October 17 Penultimo capitolo di un libro mai scrittoIl rumore della neve sotto i suoi piedi gli ricordava casa. Era lo stesso rumore che producevano le suole malandate e vecchie di sua nonna quando, oramai più vicina alla morte che alla vita, si alzava lenta dalla sedia e andava a rigirare col mestolo di legno il paiolo sopra il fuoco. Muoveva la zuppa con quel piccolo attrezzo del quale lui ricorda solo la vaga forma a virgola e che in seguito, quasi all'età di sua nonna e non senza malinconia negli occhi, ricercò sugli scaffali di tutti i negozi di chincaglierie nei quali s'imbattè lungo i suoi viaggi nelle città a sud dell'Altopiano Tresor. Non lo trovò mai. Detto e ridetto (a me stesso)Una frase basta e avanza: CHI NASCE TONDO NON PUO' MORIRE QUADRATO. E si sa, il suo destino è uno solo: disobbedire a una certa parte di sé che vorrebbe fuggire dal suo corpo-gabbia... Desiderio, purtroppo, utopico! Continuare così ha un suo senso, ma non lo comprendo. Forse, se lo capissi, potrei vederla diversamente, ma ora ciò che mi suggerisce il cervello (quale parte di esso?) è una cosa sola: sei così, che vuoi farci? Innaturale, inaspettato, a volte deludente. October 11 Il medioevo ad AlcalàCaratteristica principale del medioevo e delle sue feste, ossia della cultura popolare medievale, è l'esagerazione. Il tutto e il contrario di tutto. Imprecazioni e risa nello stesso momento. Abbuffate di cibo contro lo spettro della carestia e delle guerre. Spettacoli dove il corpo è artista e spettatore al tempo stesso. In una parola: Vita. La Semana Cervantina, ad Alcalà, è un tuffo in quel periodo storico, condito dalla presenza di Don Chisciotte e Sancho Panza che vagano per le strade della città e si guardano intorno con l'occhio perso, melanconico. Girano fermandosi ogni tanto a bere un bicchiere, a fare due chiacchiere con la gente, a vivere ogni giorno una mini avventura che non sfigurerebbe nel romanzo che li ha generati. Nella piazza principale, davanti all'università, nelle viuzze, sono spuntati dei negozi, ma sarebbe meglio dire "tiendas". Bazar che vendono prodotti tipici spagnoli e, ovviamente, con una patina d'antico: cibo, calzature, cinte, manufatti, collane... E poi lana venduta tanto al chilo, tessuti, pane fatto sul momento e venduto, carne arrostita in enormi barbecue... Tutto ciò che sarebbe lecito aspettarsi in una grande fiera medievale, appunto. Ma tutto questo sarebbe noioso se non ci fossero, oltre ai due personaggi cervantini, tanti artisti di strada: giocolieri, mangiatori di fuoco, attori che impersonano spadaccini e cavalieri, domatori di falchi, spettacoli teatrali e di burattini... Ciò che ho visto ho tentato di descriverlo, ma non posso descrivere l'atmosfera. Bisogna esserci. Spero di rendere maggiormente l'idea con le solite poche foto che questo blog mi permette di caricare. Hasta luego!! October 05 Il cielo e i nidi Ieri il vento gelido della Galizia ha bussato alle porte di Alcalà. Chi vive qua se l'aspettava, ma tutti gli altri, e soprattutto gli studenti erasmus, sono rimasti sorpresi. Non fa sconti il freddo, qui. Eppure, se non fosse per i maglioni, le giacche pesanti, i dolcevita, diresti che qui tutto è sempre identico a sé stesso. Il cielo, per esempio. Prima di venire qui avevo letto da qualche parte (forse nei ricordi di qualcun altro) che il cielo di Madrid è di un azzurro incomparabile. Che stupidaggine. Il cielo è il cielo. Può essere nuvoloso, limpido, rosa crepuscolare... Ma rimane cielo. E invece, come ultimamente mi capita forse un po' troppo spesso, mi sbagliavo. L'azzurro è davvero diverso. Ti rimane impresso nella memoria. Non ha sbavature. E' quasi sempre immacolato, tirato a lucido. Raramente si vedono lembi di cirri dispersi a graffiarne la perfetta superficie. E poi i nidi. Aggrappati ai tetti spigolosi degli ex-conventi, stagliati contro quell'acciaio fatto di aria, quegli ammassi di legno sembrano essere lì da sempre. Pensi siano fragili, leggeri, ma dopo ti accorgi che neanche il vento secco che ti frusta la faccia ogni mattina riesce a smuoverli. L'azzurro del cielo ne risalta i bordi, mostra tutte le minime variazioni provocate dai diversi rametti di legno che le cicogne portano qui da chissà dove. Da chissà quando. Quei nidi, appoggiati stancamente a campanili di ex-conventi, sembrano far parte dello stesso edificio. Il loro colore, col tempo, è diventato quello del marmo brunastro che domina Alcalà. A volte, guardando in alto, mi piace pensare che sono gli edifici ad aver assunto il colore dei nidi, e non viceversa. October 01 Triste essere vivoDall'alto di questa collina il fiume sembra nascere dalla luna. Le sue rive lo baciano e si bagnano d'argento. Nulla è cambiato.
Così ieri era la terra,
così era la luna, così il fiume e le sue rive. Ma triste essere terra, triste essere luna, triste essere fiume e rive d'argento, questa notte. Triste essere ancora vivo, e stare qui a contare poche sillabe, a sognarti sognare. Perdonami, fratello.
Vorrei danzare con te sotto la luna cadente. Vorrei tornare anch'io
un giorno
nei vaghi ricordi d'un vecchio. |
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