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    October 31

    Sul finire della notte

    Le gioie e i dolori
    sembrano spegnersi
    col finire della notte
    Le auto
    ritornano a casa
    guidate da giovani e vecchi
    che hanno cercato
    felicità artificiali
    Gli amanti s'incontrano
    e si sentono giovani
    o forse solamente liberi
    dalla noia che li logora
    I barboni
    alla stazione centrale
    si sdraiano
    e contano i soldi
    che serviranno a sopravvivere
    e poter elemosinare
    il giorno dopo
     

    L'uomo coi fiori

     

    Passeggiava per le vie del centro ed era allegro. Si muoveva agile tra le spalle e le teste dei passanti, sorridendo casualmente ad alcuni di loro. Veniva preso per pazzo, e questo lo divertiva da morire. Quella mattina, però, era successo qualcosa di diverso. Quella mattina sarebbe rimasta per sempre tra i suoi ricordi per una ragazza che, fra i tanti scorbutici personaggi che affollavano le vie, aveva ricambiato il suo sorriso. L'aveva fatto senza pensarci, come se fosse stata consapevole del gioco, perchè appunto di questo si trattava. L'uomo lo faceva spesso, e l'aveva chiamato "test della serenità": chi rispondeva al suo sorriso era una persona felice e sicura di se stessa, chi non lo faceva era un infelice, oppure uno che aveva troppi pensieri per la testa. La ragazza fino a quel giorno era stata l'unica a sorridergli di rimando.

    Era in anticipo, e pensò che poteva fare una visitina al bar un paio di cento metri oltre la casa della sua ragazza. Entrò e si sedette sulla prima sedia che gli capitò a tiro. Ordinò un caffè continuando a pensare alla ragazza di prima, e capì perchè ne era rimasto così affascinato: non era soltanto per l'aria di serenità che emanava, ma soprattutto per la sua incredibile somiglianza con la sua fidanzata, erano quasi due gocce d'acqua. Il caffè arrivò, ed era bollente. Se lo avvicinò alle labbra per soffiarci sopra e contemporaneamente guardò lo schermo del televisore sopra il bancone. Rimase paralizzato. Il giornalista stava parlando di un assassino che andava in giro per la città da diversi giorni ed uccideva le donne con un martello, lasciando per terra un mazzo di fiori. "Un pazzo, un cazzo di malato mentale" pensò il ragazzo, discutendone anche con un vicino di tavolo; entrambi alla fine convennero che l'assassino doveva essere uno che aveva subito un trauma infantile, oppure uno che ce l'aveva a morte con le donne per chissà quale ragione. Saluto l'uomo, pagò e uscì. L'odore della città che si risvegliava gli fece subito dimenticare quel folle assassino.

    S'era fatto tardi. Una volta in strada ritrovò subito il sorriso: la casa della sua Chiara era a pochi isolati da lì, e non vedeva l'ora d'abbracciarla. Si fermò da un fioraio a comprare un bel mazzo di papaveri rossi. Odiava le rose, le considerava banali e fastidiose. Suonò il citofono ed una mano silenziosa lo invitò ad entrare nel palazzo. Salì le scale fino al secondo piano e bussò. Da dentro arrivò il rumore di passi ovattati e la voce della ragazza che diceva: "Arrivo". La porta si aprì e due occhi verdi fissarono l'uomo di fronte a sè. "Ciao amore mio!!!" disse l'uomo. "Scusi, ci conosciamo?" rispose la donna. "Ma, amore, sono io, non mi riconosci?" rispose lui. "Io non l'ho mai vista, se ne vada subito". Al solo sentire queste parole l'uomo perse la ragione: "Brutta puttana, sei con un altro uomo, vero? T'ammazzo quant'è vero Dio!!" e dicendo questo tirò fuori da sotto il cappotto un grosso martello, avventandosi contro la donna, che non ebbe neanche il tempo di alzare la mano. L'uomo le diede un solo, secco colpo in testa, fracassandole il cranio. La ragazza si afflosciò a terra come un sacco vuoto. Prima di andarsene l'uomo le gettò il mazzo di fiori sul viso.

    Il suo ultimo pensiero prima di morire era rivolto a suo figlio, che quel giorno era andato a scuola senza fare i compiti, facendola arrabbiare e strillare come non le capitava da tanto tempo.

    October 29

    Dialogo senza la controparte

     
    Ciao
    Ma tu non sei...?
    Si, quella del terzo piano
    Infatti, non mi sbagliavo... piacere Mauro
    Bel nome, davvero...
    Stavi uscendo?
    Ah si? E cosa studi?
    Ma dai... anche io!
    A che anno stai?
    Ah no, io ho quasi finito
    Si infatti sto facendo la tesi
    Su un autore americano
    No no, un poeta
    Già, un poeta contemporaneo
    Si, hai ragione, non ti trattengo
    A proposito, che fai stasera?
    Dai, è venerdì, non dirmi che stai a casa
    Ah, esci col tuo ragazzo...
    Vabbè, ci si sente... ciao ciao
     
    Solita sfiga...

    Senza titolo

    Cosa devo farne
    di questi tuoi occhi
    se non contarne
    tutti gli spicchi
    dell'iride?
    E di quelle labbra
    che cambiano colore
    come i petali delle rose
    col passare delle stagioni?
    Dimmi, ti prego
    cosa fare del tuo odore
    che ho nelle narici
    da quando
    la mia immaginazione
    riuscii a fermare
    il nostro tempo

    Jack

    Aveva ucciso l'ultima ragazza alle tre di notte d'un venerdì novembrino senza luna. Il cielo sopra i suoi capelli spruzzati di grigio pesava tonnellate, ed era nero come l'ebano. Le nuvole già da qualche ora minacciavano il suolo, ma neanche una goccia l'aveva ancora toccato.
    L'uomo col cappello ed il mantello camminava misurando i passi, come fanno i soldati quando si muovono in un campo minato, col terrore di poter saltare da un momento all'altro. La figura della donna accasciata al suolo dietro di lui diventava sempre più piccola, andandosi a confondere tra le luminarie della città che si risvegliava. L'uomo si sporse sul fiume e gettò il coltello nell'acqua, seguendolo con lo sguardo finchè non andò ad incastrarsi nelle grate sottili delle chiuse che ricoprivano i filtri anti inquinamento. Gli sembrò di sentire il TLANG del rumore della lama sul ferro arrugginito, ma forse era solo lo stridere di qualche carrozza che fuggiva lontano, spezzando il silenzio che dominava le strade sopra di lui. Si girò, dando le spalle al fiume schiumoso. Il mantello rimase in balìa del vento ed emise rumori soffici come panna montata.
    Adorava quel rumore. Chiuse gli occhi e se lo volle godere tutto.
     
    October 27

    In questo tuo mare

     
    Vorrei nuotare
    e dimenticare la riva
    in questo mare
    E poi perdermi
    ed annegare
    in questo tuo mare
    Nel mare increspato
    che hai negli occhi
    e che non so consolare
    Nel mare che mi osserva
    e che vede un marinaio
    incapace d'amare
     
     
     
     
     
     

    Non ti paragono

    Non so paragonarti
    alla natura
    al mare o al cielo
    Non chiedermi
    di vederti riflessa
    in una banale goccia
    o di sentire
    il tuo nome
    sibilato dal vento
    Non saprei descriverti
    come fanno tutti
    e buttare giù
    qualche banale verso
    che sappia d'amore
    Non so farlo perchè
    non vedo altri che te
    Vedo solo il tuo sorriso
     
    L'unico che sa riempirmi il cuore
     
     
     
     
     
     
     
     
    October 26

    Lungo i binari del treno

    Uomini e donne
     soli
    che sperano
    d'esser portati via
     
    Per sempre
     
    October 25

    Eppure ancora ti sogno

     
    Ancora ti sogno
     
    Sorgi dalle pieghe della notte
    per farmi compagnia
    Ora che non sei più qui
    Ora che non sei più mia
     
    Non ti penso e non ti desidero
    e non ti voglio e non ti amo
    Ma ora è facile parlare
    appeso come sono ad un ramo
     
    Bugie e verità si rincorrevano
    come le foglie nei mulinelli di vento
    Ma solo adesso capisco che non capivo
    e ancora non so dirti cosa sento
     
    Di te m'è rimasto solo il riflesso
    di parole per troppo tempo cercate
    Di te m'è rimasto solo il riflesso
    tra poche lacrime spezzate
     
    Ho finito di cercare la felicità
    ma non è un atto d'accusa
    Forse anche lei mi odia
    o forse è solo rimasta delusa
     
    So che non leggerai tutto questo
    ma se lo farai di certo sorriderai
    Tu che non soffri e sei serena
    Tu che non m'hai amato mai
     
    Eppure...
    Eppure...
    Ancora ti sogno, sai?
     
    October 22

    Una delle mie solite filastrocche idiote

    Eri solo un bambino
    in quei giorni strani
    quando i colori delle foglie
    erano caldi come le tue mani
    Giocavi a nascondino
    coprendoti il viso
    come fanno gli adulti
    mascherandolo con un sorriso
     
    Tua madre la ricordi
    per il troppo affetto
    per quei gesti mai compresi
    compiuti nello stesso letto
    E tuo padre che rincasava
    senza memoria
    portando con se l'odore
    d'una vita senza storia
     
    Gli alberi erano in fiamme
    in quell'autunno lento
    e tu che chiedevi e fuggivi l'amore
    sospinto dal peso del vento
    L'amore alla fine arrivò
    nel momento più inaspettato
    ma non potevi sapere
    che t'avrebbe presto abbandonato
     
    Decisi così
    di non farti più toccare
    decisi che fino alla fine
    non avresti più voluto amare
    Ma in un giorno d'ottobre
    mentre giocavi alla guerra
    il passato ritornò
    sbattendo i tuoi sogni per terra
     
    Capisti allora
    che non esiste via d'uscita
    e facesti la tua scelta
    togliendoti la vita 
    Moristì così
    senza più le tue ali
    moristì come un soldato semplice
    circondato da generali
     
     
     
     
    October 20

    Sotto il campanile

    Sotto il campanile
    c'è chi si sposa
    e sembra un attore
    Ma non sa, o non vuol sapere
    che l'amor legato
    sarà solo traditore
     
    Sotto il campanile
    c'è chi invece ci va sdraiato
    diretto al cimitero
    Tra le facce che lo seguono
    ce n'è sempre almeno una
    che piange per davvero 
     
    Sotto il campanile
    c'è infine
    un ultimo tipo di persone
    Ci son quelli, come me
    che ne vogliono solo
    sentire il rumore
     
     
     
     
    October 17

    Ragazza triste

    Che cosa brilla

    sul tuo viso?

    E' una lacrima, vero?

    Si, non posso sbagliarmi

    E' una lacrima

    Le persone intorno

    ti scansano

    Ad essi piace il sorriso

    Ma quando t'ho visto

    abbassare il capo

    ho ringraziato

    ciò che ti affliggeva

    Perchè in quel momento

    t'ho amata alla follia

    T'ho amata

    perchè eri così semplicemente 

    triste

    October 16

    Tra la gente

    Sei tra la gente
     
    Non vedo altro
    che i tuoi capelli
    accarezzati dal vento
    tra migliaia di cuori
     
    Scompari e riappari
    come l'oscuro delle mie palpebre
    in un rapido
    battito di ciglia
     
    Non so quante volte
    ho desiderato sfiorarti
    e vederti in viso
    e scoprire i tuoi pensieri
     
    No, non voltarti adesso
    Voglio ancora godere
    di quegli attimi infiniti
    che mi separano dalla realtà
     
    Sei tu, sono io, sono dentro di te
    Non è vero ciò che si dice
    Io riesco ad amarti
    Anche se non t'ho mai incontrata
     
    Sei con me
     
     

    Un foglio bianco (PER TE)

    Può forse
    questo misero
    pezzo di carta
    impregnarsi
    del mio essere?
    Può forse
    ripetere
    i battiti
    del mio cuore?
    Provo a scrivere
    questa poesia
    per dirti che
    questo foglio bianco
    può solo accogliere
    le mie lacrime
    Provo a scrivere
    questa poesia
    per farti capire
    che nulla
    potrà mai ricevere
    il mio amore
    come fai tu
    October 15

    In ognuna ci sei tu

    Così come Eco
    preferì diventare foglia
    e perdersi nel vento
    per il troppo amore di Narciso
    Io mi nutro di te
    e mi perdo tra le gocce
     che cadono sul viale
    pieno delle nostre risa
     
    In ogni goccia ci sei tu
     
    October 12

    Ti amo d'un amore inutile

    Ti amo
     
    Salvami dal silenzio
    che ci divideva
    e che sopravvive
    ancora
    Il tuo modo di guardarmi
    ed il mio di fuggirti
    erano differenti
    ma fratelli, lo sai
    Non ho saputo amarti
    perchè non so vivere
    Ma ti amo, ora ne sono certo
    Ti amo quant'è vero che
    quando scrivo di te
    mi trema la mano
    e mi cede il cuore
    Ti amo
    d'un amore ormai
    inutile
     
    October 09

    Zefiro/7

    "Non ti ho mai visto piangere"
    "E non credo mi ci vedrai ancora"
     
    Si può amare talmente tanto una persona e non essere più in grado di dare lo stesso sentimento una seconda volta? Per la prima volta nella sua vita, Zefiro si pose questa domanda. Prima sarebbe stato impossibile anche solo nominare la parola amore, per lui. Lui che era quello che si dice uno "sciupafemmine": bello, abbastanza ricco, intelligente, scrittore. Non gli interessava altro che eccellere nei suoi romanzi e cercare donne per aumentare il suo personale libretto di caccia. Era scialbo e patetico, ma a lui piaceva così. Finchè non s'innamorò. E allora cambiò tutto.
    "Non te la senti di raccontarmi niente?"
    "Cosa vuoi che ti dica? Ormai è finito tutto. Chiuso, cancellato. Fine"
    La vita è strana. E' strana davvero. Soprattutto quella di Zefiro. E' un uomo con una vita particolare ed un nome altrettanto inusuale. Il nome era del suo cane, pensate. Il suo cane (che lui considerava l'unica forma di amore puro esistente al mondo), morì quando lui era piccolo, schiacciato dalle ruote di un Tir. Da quel momento decise di farsi chiamare come il suo animale. Lo disse ai suoi genitori, ai suoi amici, a chiunque. Il suo vero nome non ha importanza, come non lo ha quello della ragazza che gli chiese in prestito il cuore senza darlo indietro.
    "Fa freddino stanotte, torniamo a casa"
    "Mi spieghi cos'è successo con gli altri?"
    "Ecco, meno male, cambiamo argomento. E' successo che qualcosa è cambiato, e rimarrà tale"
    "Cioè?"
    "Cioè che certe persone ora le vedo sotto una diversa luce, molto più buia della precedente. O molto più luminosa, dipende dai punti di vista"
    L'amicizia, l'amore, i soldi, il potere, il danaro, il sesso. Tutto questo fa girare il mondo da sempre. Ma l'amicizia, per certi versi, è superiore a qualunque altra cosa, perchè se coltivata bene resta immutata per sempre. L'amore, si sa, è facile che sfiorisca, che gli attori della Grande Farsa vengano sostituiti anche all'ultimo momento. Nell'amicizia ciò non accade, forse perchè non c'è un grande coinvolgimento sentimentale, non ci sono interessi di alcun tipo (almeno dovrebbe essere così), non ci sono invidie o gelosie. Zefiro pensava e rimuginava tutto questo in quella nottata fredda, trascorsa a bere col suo amico e a parlare e a guardare la pallida luna madreperlacea.
    "Non mi venire a dire che tu sei un santo, però"
    "Assolutamente. Io sono il primo degli stronzi e degli egoisti, quando mi ci metto. Ma non sono falso, quello no, te lo posso giurare"
    "Falsità, verità, ma che sono alla fine? Ognuno segue i propri interessi e nient'altro"
    "Si, è vero. Com'è vero che ho sempre sbagliato a credere in un gruppo saldo. L'amicizia vera può sorgere solo tra due persone"
    "Lo penso anche io"
    Un cane abbaiò in una via laterale. Uscì di corsa passando di fronte a loro rincorrendo un gatto che s'intrufolò in un buco troppo piccolo per il cacciatore. Deluso, l'animale trotterellò verso il limitare della piazza. I due amici si alzarano, e Zefiro senza neanche pensarci corse verso il cane. Si avvicinò, s'inginocchiò, e si mise ad accarezzarlo. Il cane stava fermo e si faceva coccolare, guardandolo con profondi ed acquosi occhi neri. Ogni tanto guaiva alla luna, scodinzolando senza sosta. L'amico raggiunse i due fermi vicino sotto l'arco che dava sulla via principale. S'inginocchiò e, guardando bene Zefiro alla luce bianca, vide che piangeva. 
    "Non ti ho mai visto piangere"
    "E non credo mi ci vedrai ancora"
    Appena finirono di parlare il cane, come udito un richiamo lontano, fuggì via.
    "Chissà dove va così di fretta..."
    "Forse sta semplicemente andando a casa"
     
     
    October 08

    Eh lo fanno... lo fanno...

    QUALCOSA E' CAMBIATO.

    E STAVOLTA RIMARRA' TALE.

    Per te (per me)

    Tutto è per te
     
    Per te che sei così semplice
    e così silenziosa
    Per te che ridi di cose banali
    e non te ne vergogni
    Per te che quando mi guardi
    non so mentirti
    Per te che mai proverai
    quello che provo io
    Per te, si proprio per te
    che vedi quest'amore
    così puro
    così vero
    così inafferrabile
    e non lo riconosci
    Per me
    che non saprò mai chiederti
    di abbracciarmi
    come sai fare tu