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日志


1月31日

Discorso per un uomo del futuro

Vorrei dire molte cose, quest'oggi, ma credo che mi limiterò a questo: la sua vita fu sempre una serie di banalità accatastate su legna da ardere. Un tumulo di future ceneri senza rimpianti né eroi morti da cantare davanti a maestose mura.
Conobbe molte persone, visse varie esperienze, viaggiò, persino, ma rimase sempre se stesso. Se non si è disposti a cambiare la vita non ci cambia, ci peggiora, ci regala solo frustrazione.
Disse di negare Dio, poi disse di credere, poi ancora disse di negarlo. Alla fine pensò che la cosa migliore da fare era non esprimere più la propria opinione, se non forzato a farlo. L'unica cosa di cui era sicuro era che odiava la Chiesa. Già, la Chiesa Cattolica.
Non so se ci avete mai fatto caso, ma nelle discussioni adottava questo stratagemma: non prendeva iniziative, un po' perché non voleva, un po' perché non poteva. In fondo non aveva idee, e ormai ne era convinto. Ma non gli dispiaceva più di tanto: come in tutte le cose era totalmente passivo.
A volte faceva del male agli altri perché gli altri ne fecero a lui in passato. Senza intenzione, forse, o totalmente, feriva il cuore e la mente altrui. Quante volte doveva accadere prima che la sua ferita, vecchia di anni, si rimarginasse? Non se l'era mai domandato, e sarebbe morto chiedendoselo.
Da giovane faceva politica. Gli piaceva scendere in piazza e mettersi in bocca alcool, fumo e le belle parole degli altri. Parlando di problemi sociali e politici non aveva mai avuto una propria idea, e di volta in volta andava a leggere e informarsi per fare da megafono. Funzionò sempre, perché aveva una grande fantasia e sapeva benissimo mescolare tutto ciò che leggeva e ripeterlo a parole sue. Questo, va detto, era uno dei suoi pochi punti di forza.
I suoi amici avevano mollato quella vita sregolata della gioventù, sempre inseguendo ideali nati e morti un giorno di ottobre, ma lui aveva continuato a perseguirli, da solo. Forse per un infantile gesto di autoaffermazione senza basi né vertice. Lo faceva perché doveva mantenere una immagine, non perché ci credesse veramente.
Aveva due lauree, come sapete, ed entrambe ottenute studiando duramente. Una era in filosofia, ma se gli chiedevate qual era la differenza tra ontologia ed epistemologia non sapeva rispondervi subito, doveva andare ad aprire un libro. I libri erano la sua fonte, il suo tutto. Erano lui.
Aprire la sua libreria o parlare con lui era la stessa cosa. Sulle prime interessante, brillante, ma subito dopo banale, noioso e prevedibile. Dopotutto, anche gli inediti, per quanto geniali, se non sono classici prima o poi diventano carta buona per riscaldarsi.
Beh, credo che non ci sia altro da dire. O meglio ci sarebbe, ma vi annoiereste a morte. La sua storia è solo sua, davvero solamente sua. Non interessò mai a nessuno, se non forse a me che sono qui adesso a parlarvi su questo pulpito che, come lui, ho sempre odiato.
Grazie a tutti per essere venuti, a lui avrebbe fatto piacere, ne sono sicuro, ma avrebbe preferito che dopo tutto questo ci fosse stato un party all'americana, con tartine e bibite. Lui era così, prendeva tutto a ridere, anche la morte. Anche la sua.
E scommetto che adesso, guardandovi tutti qui seduti e me in piedi, sotto queste arcate di marmo e legno, se la sta ridendo.
Vero, papà?





1月6日

Due modi di essere


"Nessuno è se stesso per sempre. Si cambia ogni secondo (ma con quale coraggio dividiamo il tempo?) e non ha senso l'identità, non ha senso il nome, non ha senso dire 'Io sono così così così', perché la personalità di ieri non sarà quella di oggi né quella di domani. Si muore ogni giorno, ogni minuto e ogni secondo. La vera morte non è quella finale, perché lì non si esiste più, e non ha senso parlare di morire. Non si prova la morte, la si mostra. Si sa che si sta per morire, ma nell'attimo non si prova nulla, perché si è nulla"

Alzò gli occhi dal libro e guardò il soffitto. Non riusciva a capire ciò che aveva appena letto. Eppure non era così difficile, ma da un po' di tempo a quella parte non era in grado più di comprendere anche i più semplici ragionamenti filosofici e metafisici. E dire che tempo addietro era sempre in prima fila quando si trattava di dare esami a scelta di filosofia...
Con il libro tra le mani, ora, aveva due possibilità: continuare a pensare e ripensare a quei concetti o darla vinta al sonno delle 2 di mattina che lo stava stringendo sempre più. Scelse la seconda. Dopo pochi secondi libro ed occhi erano chiusi ed entrambi stavano sognando lo stesso sogno: l'incontro di due occhi all'angolo di una strada che percorrevano tutti i giorni per andare all'università. Uno (quello che molti dicono essere senz'anima) sognava occhi che potessero leggere il suo inchiostro e la sua carta ruvida e capirli davvero, sognava di essere lasciato in quell'angolo ad aspettare un nuovo lettore, con alle spalle altre esperienze, che potesse fargli domande alle quali lui avrebbe saputo (e voluto) rispondere. Sognava occhi curiosi. L'altro, invece, sognava occhi ormai appartenenti alla memoria. Occhi falsi, cattivi, piccoli. Ma capaci di non fargli pensare ad altro che al loro modo di chiudersi quando ridevano. O al loro modo di averlo lasciato per andare a percorrere altre vie. Sognava occhi altrui.
Ciò che però entrambi non sapevano (ma uno dei due era giustificato) era che entrambi stavano cercando la stessa cosa, ma di segno opposto. Uno ricercava disperatamente (l'avverbio non è casuale) il proprio essere, l'altro cercava disperatamente di negarlo. Alla fine nessuno dei due raggiunse il proprio obiettivo, perché entrambi erano sempre stati fermamente convinti di avere una sola identità, immutabile, che in in un caso era un nome, e nell'altro un titolo.
E alla fine furono dimenticati persino dal Dio ci tiene in vita sognando. 



1月1日

Sotto i tuoi occhi

Si, amico mio,
per quanto tu sia sereno,
il tuo amore è già morto
lungo i campi bruciati d'estate.
In silenzio e senza nessuno,
senza te stesso,
è morto.
E adesso come fai,
sai dirmi come fai
a ragionare e ammettere che
non hai mai saputo amare?
Come fai a dire
di aver sempre avuto
un cuore nero?
E come fai, adesso,
a dire di voler fuggire
lontano
se neanche sai
dove?
Se neanche t'accompagna
una mano?
Il tuo amore è morto
lungo i campi bruciati
d'estate.
E' morto da solo,
sotto il sole.
Sotto i tuoi occhi
che non volevano
guardare.