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日志


1月20日

Un viaggio

Hai visto l'estate passarti sotto gli occhi, e non l'hai neanche salutata.
Sei rimasta seduta tutto il tempo sul sedile numero 435, dentro quel treno preso quasi per caso. Io sono qui, seduto alla mia scrivania, e voglio raccontare un frammento della tua esistenza, uno strappo nella tua realtà che si apre nel momento in cui volgi lo sguardo fuori dal finestrino, verso i campi di granoturco che corrono via. Il contrasto tra quella ipnotica distesa di piante color dell'oro ed il cielo livido era così netto, che pensavi fosse tutto finto. Come se una mano anonima avesse tappezzato il vetro esterno del tuo finestrino con un disegno perfetto, migliore di qualsiasi foto. Era una mano gentile, pietosa, quella che nella tua testa aveva disegnato il panorama che ammiravi. Una mano che t'impediva di vedere il vero mondo correre via lontano e di rimpiangere di non essere mai stata in grado di stargli dietro.
Uno sguardo fuori, uno all'orologio che pareva sempre fermo, uno di nuovo fuori, uno alla signora seduta di fronte a te che dorme da quando avete superato la stazione di Firenze Signa. E' una cinquantenne simpatica e giovanile che quando sei entrata nello scompartimento ha subito attaccato bottone. Sorrideva spesso mentre parlavate e per questo l'apprezzavi molto, perchè non hai mai creduto che il riso abbondi sulla bocca degli stolti. Hai sentito il suo accento e le hai chiesto di quale città siciliana fosse, e lei t'ha risposto che è nata e vive da sempre a Catania. D'un tratto ha abbassato lo sguardo verso i tuoi piedi e t'ha fatto i complimenti per le scarpe che indossi; tu hai sorriso e, come sempre quando ti fanno i complimenti, sei diventata rossa. Risollevato lo sguardo, Marisa (così si chiamava la signora) t'ha poi chiesto cosa fai nella vita.
Già, Claudia, che fai nella vita? Alla signora hai raccontato che vivi a Roma, che stai studiando psicologia alla Sapienza e ti manca poco per prendere la specialistica. Non le hai detto però che convivi con un ragazzo col quale, ultimamente, più che parlare, ridere e fare l'amore, litighi, strilli e poi vai a piangere da tua madre. Vorresti lasciarlo, ma non ci riesci, e spesso pensi che l'unico modo per trovare quel coraggio che ti manca sarebbe innamorarsi di qualcun'altro. La signora t'ha poi chiesto dove sei diretta, e tu le hai detto che vai a Milano a trovare un'amica che non vedi da tanto tempo, ma non è vero. Hai preso quel treno perchè volevi fare un viaggio da sola, non t'importava verso dove. Volevi staccare dalla routine quotidiana e così una mattina ti sei alzata all'alba, hai preso lo stretto indispensabile e sei andata alla stazione Termini. Non ti sei neanche dovuta scomodare a giustificarti col tuo ragazzo, che dormiva della grossa. Hai dato uno sguardo veloce ai binari, hai fatto il biglietto e sei salita sul treno per Milano delle 7:35. Hai scelto Milano pensando d'averlo fatto a caso, ma sai che non è così. Sai benissimo che l'hai fatto perchè ci abita una persona alla quale sei ancora molto legata, alla quale vuoi ancora molto bene. E' vero però che, nel momento in cui hai scelto di viaggiare, a te non interessava andare da lui. Quello è solo un pretesto, un motivo indispensabile da confessare a te stessa per giustificare quella folle levataccia. A te in realtà interessa il viaggio in sè, l'atto di muoversi, e neanche ci pensi che una volta arrivata sarà difficile riuscire a non vederlo.
Fa caldo dentro quella carrozza, sembra mancarti il respiro. Hai anche la nausea e ti gira la testa per le troppe brusche frenate, e sei costretta a masticare innumerevoli Travel Gum. Per non parlare poi dell'irritazione che ti sale quando il treno imbocca una galleria e i timpani si otturano, e tutto quel piccolo mondo bianco e azzurro diventa ovattato. Meglio frugare nella borsetta e sentire un po' di musica dal nuovo lettore MP3, vero?
1月10日

Ti voglio mia

Per amarti sai
mi basta guardarti

Mi basta guardarti dormire
ed aspettarti sognare
 
 
Perchè spesso un leggero sorriso  
t'accarezza le labbra

Ed è allora
che ti voglio mia
1月4日

Ieri

Ieri non ho visto
alcun bambino
giocare
sui prati e sugli scivoli
Nè i loro padri 
seguirli con lo sguardo
e ridere con loro
ad ogni caduta
Ieri non ho visto
rondini e pettirossi
liberati da mani
anonime
Nè i loro corpi
sporchi di pane e latte
morire soffocati
sopra una panchina
Ieri non ho visto
i miei sentimenti
mascherarsi
con la mia fantasia
Ma solo
le mie mani
che non sanno più
svelare il mio cuore
 
1月1日

La mia malattia

Sono malato
ma non sei tu
la fonte del mio dolore
Sono io stesso la causa
Sono io stesso il sintomo
Io
che ripugno me stesso
Io
che odio il mio io
La gente che mi vede soffrire
mi dice
"Così ti fai solo del male!"
ma io gli rispondo
"Ciò che più mi fa male
è non potermi fare del male
Ciò che più mi fa male
è dover convivere
ogni giorno
con me stesso
senza essere più me stesso
E' essere il nulla
E' non avere più la gioia
di annullarmi in un suo sguardo"